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Caratteristiche

  • Facile.
  • - albergo Alla vedova - Albergo monte Rovere 2,30h ca.
    - Monterovere - Kaiserjàgerweg - albergo Alla Vedova 1,30h
    - percorso attrezzato 40' 
  • complessivamente ,il giro proposto,in salita 1050mt compreso alcuni saliscendi.
  • - Monterovere 1260mt
    - Baita Cangi 1370mt
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VALUTAZIONE DELLA FERRATA PHOTOGALLERY Relazione GOOGLE.MAPS

Sentiero Attrezzato  C. CHIESA

VAL SCURA

segnalata da MICHELE MARTIN - 2013

Il sentiero attrezzato è stato realizzato nel 1959 dalla SAT di Caldonazzo e dedicato a Clemente Chiesa. E' un suggestivo percorso lungo la Val Scura tra la piana di Levico e l’altopiano di Lavarone. Il concetto di ferrata passa nettamente in secondo piano rispetto alle suggestive immagini della valle tra guadi, torrioni, cascate. Periodo indicato la primavera dopo il primo disgelo e prima che l’acqua esaurisca il suo disegno lungo le cascate.

PERCORSO STRADALE

Dalla Valsugana, all’altezza di Levico-Tn, a sinistra su indicazioni per Lochere. Si può parcheggiare presso l’albergo Alla Vedova, più comodo se si rientra per la Val Pisciavacca, oppure poco oltre in alcuni comodi spiazzi a lato della strada e pochi metri prima del primo tornante-542mt.

AVVICINAMENTO

All’altezza del tornante è ben chiara l’indicazione Val Scura con segnavia n.233 , che inizia su comoda mulattiera portandosi vicino ad un primo salto del torrente e poco sopra ad un guado, solo il primo di una lunga serie . Ci si addentra nella valle che nel suo sviluppo porta a chiudersi , alternando risalite su sentiero tra la vegetazione oppure a tagliare ripidi ghiaioni ed altri successivi attraversamenti, alcuni più comodi altri meno, a seconda delle condizioni della portata d’acqua  .

LA FERRATA

Si sormonta una piccola spalla rocciosa seguita da una breve scala ed un tratto di fune , ancora tratti di sentiero e dopo un’ultima risalita si perviene all’inizio della parte centrale attrezzata propriamente sul letto del torrente . In questo punto, dove il passaggio della valle si restringe, oltre il guado una scaletta sormonta un grosso masso seguito da altre scalette   e da una liscia e stretta cengia su placca bagnata e scivolosa . Ancora su sentiero nel bosco ora quasi sull’acqua che scorre sul pietrame; un tratto faticoso solo per la mobilità del fondo ma niente di che . Si lascia la traccia franosa e bagnata e si sale a sinistra seguendo le funi alzandosi sulla sinistra fino ad un esposto traverso con staffe  . Si attraversa il greto e ancora seguendo funi e scalette su tratti friabili si sale ad una breve cengia appena esposta  che anticipa una selletta panoramica (1050mt-1.15h). Da questa si scende sulla traccia per qualche metro fino al tratto più delicato attrezzato con fune sulla parete a sinistra e da percorrere con attenzione per la ripidità ed i sassi che inevitabilmente si scaricano. Si risale dalla parte opposta ancora in un canalino attrezzato che chiude con due brevi scalette. Da questo punto è ora ben visibile la parte alta della Val Scura  . Le particolari compressioni della roccia fanno da contorno ai ghiaioni franosi che scendono verso il sottostante letto del torrente. Il tutto abbellito dai salti d’acqua che ora si fanno sempre più rumorosi e l’ombra del monte Pegolara sulla destra. Si scende per qualche metro su terreno instabile lungo la fune in discesa fissata su rocce sfaldate   verso la base di una prima spettacolare cascata , sotto la quale si riattraversa, riportandosi sul margine destro di un ripido ghiaione . Si passa sotto la targa dedicata a Clemente Chiesa e si tagliano in falsopiano le ghiaie  puntando ancora al torrente verso la base di una scura e striata parete alla nostra destra . Qui si seguono le funi appena a ridosso della corrente oppure salendo la prima placca dove una scaletta appoggiata può aiutare la progressione se la portata del torrente fosse eccessiva . Dove la fune termina si attraversa ancora seguendo i chiari segnavia e risalendo il sentiero opposto più comodamente . E’ ben visibile il primo salto del torrente che forma sicuramente la più bella cascata del percorso . Ancora gli ultimi metri di funi e qualche scaletta e dopo gli ultimi scalinamenti al limitare del bosco   dove nel silenzio quasi irreale dopo tanti metri si segue una larga traccia fino allo spiazzo con crocevia - località Seghetta - dove troviamo alcune costruzioni ed un’ampia tettoia eventuale utilissima come riparo  (1240mt-2.30/3.00h). 

DISCESA

La variante più veloce porta a seguire a destra la mulattiera fino alla vicina strada ed alla località Monterovere-1255mt. Da qui a nord seguendo le indicazioni per la Kaiserjägerstrasse, oppure il segnavia n.202 che la taglia in più punti, in discesa anche se lunga e monotona fino al primo tornante del PP (542mt-1.30h). Ben più remunerativo il rientro per la Val Pisciavacca. Dal crocevia seguire le indicazioni per baita Cangi segnavia n.201 su comoda mulattiera in salita che la raggiunge velocemente  (1370mt-30’). Oltre la baita sempre su 201 sentiero del Menadòr da subito in sensibile discesa mai troppo ripida con belle visioni sulla appena sottostante Val Pisciavacca . Il sentiero è ben tracciato anche se va fatta attenzione sulle rocce in caso di fondo bagnato. Si passa una cappella con belvedere  e più sotto si attraversa il torrente portandosi sul lato destro della valle , ora più brullo e su tratti ghiaiosi anche se ben consolidati, con panorama su Levico e le alture retrostanti il paese. Un ponte di legno anticipa gli ultimi tratti di sentiero ormai alle porte di Santa Giuliana  . Si entra nella stradina della chiesa e ci si tiene sugli ultimi vicoli a nord dell’abitato sino alla deviazione a sinistra per l’albergo Alla Vedova e quindi al punto di partenza. (540mt-1.40/2.00h).

CONSIDERAZIONI

Semplicemente spettacolare nella sua ruvida naturalità. I facili tratti attrezzati non lo facciano sembrare un percorso troppo semplice: in alcuni punti va fatta attenzione al fondo instabile e in caso di portata d’acqua sensibile attenzione nei numerosi guadi obbligatori. Il dislivello riportato è reale comportando in Val Scura diversi, anche se brevi, saliscendi. Salita mai monotona e sempre prodiga di visioni, da completare con la breve salita a baita Cangi e la discesa sul sentiero del Menadòr e la Val Pisciavacca. Baita Cangi - della Sat di Levico - è chiusa, tuttavia nel retro offre una tettoia accessibile utile in caso di pioggia. Escludendo il caldo dell’estate ed il pieno inverno il periodo migliore resta la primavera, dopo il primo disgelo e prima che la portata d’acqua esaurisca la spettacolarità delle cascate lungo il percorso anche se i guadi a monte possono comportare una maggior cautela. Nel complesso il percorso proposto è di poco superiore a 13 km.

Commenti   

0 #15 Sonny 2018-08-07 09:16
Percorsa il 03/08/2018. Il percorso è molto scenico, tante cascatelle ideali per fare meravigliose foto. La via attrezzata è tutta nuova, molto semplice, ideale per principianti.
Consiglio di praticarla a chi vuole passare una mattinata alternativa quasi in assoluto silenzio se non lo scoscio dell'acqua, il percorso non è molto frequentato.
Arrivati in cima consiglio la salita per baita Cangi e discesa dal sentiero del Menador, molto panoramico con una bella vista sui laghi di Caldonazzo e Levico.
Abbigliamento consigliato: pantaloni lunghi, io ho preso 3 zecche dietro il polpaccio visto il caldo e l'umidità l'ambiente è ideale per questi parassiti.
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0 #14 Daniele 2017-09-14 07:50
Errata Corrige: percorsa il 31/8/2017......ripeto la seconda parte che era la più importante e non è stata pubblicata: attualmente a mio parere i punti pericolosi sono 2. Qualche metro di sentiero completamente franato tra le prime 2 scale e un piccolo tratto sdruciolevole senza cordino in discesa dopo il traverso e il colatoio (in questi 2 punti una scivolata potrebbe essere fatale)...X i punti indicati nei commenti precedenti essendo meno esposti basta un minimo di attenzione.
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0 #13 Daniele 2017-09-04 15:34
Percorsa il 21/08/2017 Avevo preventivamente scritto alla SAT e confermo che il percorso è ufficialmente riaperto. Causa poco tempo a disposizione abbiamo optato per portare un auto vicino alle Baite su a Spiazzo Alto e una volta discesi in MTB affrontare solo la salita. Nonostante la siccità di questo 2017 la parte bassa del Rio Bianco presentava ancora acqua, in alto era completamente asciutto. L'ambiente è unico e molto selvaggio pur a un passo dalla civiltà, il sentiero di per se non presenta nulla di tecnicamente difficile, ma come detto da altri trattasi di terreno estremamente friabile e franoso sopratutto nella parte alta. il percorso è reso faticoso a causa della ripidezza su terreno friabile e necessita di passo fermo in alcuni tratti...
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0 #12 Michele 2017-06-13 08:04
Percorsa il 06/2017 Concordo con quanto scritto da Stefano: i punti più critici sono quelli segnalati da lui. Il ghiaione da attraversare "a gatto miao" immediatamente prima della prima scaletta e il ghiaione in discesa dove ci sono i passaggi per il cavo ma questo non c'è! Per il resto.. andateci!
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0 #11 Michele 2017-06-13 07:57
Percorsa il 12/6/2017: sentiero attrezzato tecnicamente facile che permette ai neofiti di prendere confidenza con l'attrezzatura, il cavo, le staffe ecc. Il cavo in molti punti da usare semplicemente come corrimano. Da segnalare alcuni ghiaioni da attraversare che sono molto insidiosi e potrebbero far perdere la calma ai meno esperti. In un tratto in discesa, verso l'arrivo alla cascata finale, manca il cavo di assicurazione ma con calma ed attenzione si può attraversare senza problemi. Occhio però.. tecnicamente facile ma richiede una certa preparazione fisica in quando il ritorno per il sentiero del Menador è lungo, molto lungo: sono 20km a/r. Da rifare in autunno o con i primi disgeli. Ambiente voto 10!
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0 #10 Andrea Aroldi 2017-05-25 13:25
25/05/2017 - Ho scritto l'ATP della Valsugana circa l'apertura di questa ferrata: hanno contattato il presidente della SAT che ha confermato l'avvenuta riapertura.
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+1 #9 Stefano 2017-04-13 09:56
Percorsa il 12/04/2017. Un cartello all'inizio avvisa che il sentiero è chiuso. Ci sono due punti pericolosi: uno immediatamente dopo l'inizio della ferrata, scesa la scala, bisogna passare un ghiaione molto ripido al traverso circa 3-4 metri, non c'è il cavo per assicurarsi che inizia subito dopo. Risolvibile portandosi uno spezzone di corda. Un altro più avanti su una discesa ripida con ghiaia franosa ci sono gli attacchi ma manca il cavo per assicurarsi. Probabilmente è in sostituzione. Per il resto ho trovato cavi nuovi dappertutto.
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+5 #8 Stefano 2016-08-01 07:30
Attenzione la via ferrata è CHIUSA da Ottobre del 2015 e tutt'ora E' VIETATO L'ACCESSO.
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+2 #7 Michele Miato 2015-04-22 12:26
Percorsa il 19/04/2015. Via ferrata semplice, in un ambiente insolito ma affascinante. Per chi è proprio alle prime armi può risultare un po' ostico il traverso su staffe. Per il resto bisogna soltanto prestare attenzione a non smuovere troppa ghiaia. Ritorno all'Albergo alla Vedova per la Val Pisciavacca, circa due ore.
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+1 #6 Rodolfo Rodeghiero 2015-01-23 00:00
Percorsa il 08/2014 Spettacolare anche se chiusa nella valle. Facile e bella ma da non confondere con un sentiero. Se troppo inesperti fate attenzione e ricordate i guantini.
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