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Caratteristiche

  • Difficile con sostenuta verticalità ed esposizione.
  • - attacco 20'
    - da attacco al ponte 30'
    - da uscita ponte alla fine ferrata 3.00h
    - discesa con sentiero 50'
  • - dall'attacco alla fine ferrata 600mt ca.
    - dalla fine ferrata alla stazione a monte funivia 150mt
  • - stazione a monte funivia (opzionale)
    - abitato di Naturno
  • 0473-667747
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Media valutazioni

Difficoltà tecniche 4
Esposizione 4
Varietà passaggi 3
Impegno fisico 4
Interesse paesaggistico 3
Numero votazioni 36
VALUTAZIONE FERRATAPHOTOGALLERY Relazione GOOGLE.MAPS

Via Ferrata HOACHWOOL

MONTE SOLE

BY - VIEFERRATE.it - 2015

Questa Via ferrata aperta nel 2014 si sviluppa lungo un antico sistema di irrigazione che dalla Val Senales scende a Naturno sfruttando una roggia lunga originariamente circa 10 km chiamata dagli abitanti di Naturno in dialetto anche “Hoachwool”
(roggia alta) dalla quale prende il nome anche la nuova ferrata. La roggia passava da Rattisio Vecchio in Val Senales, a 850mt di altezza, e arrivava ai masi del Monte Sole di Naturno. Questo impianto, costruito tra il 1830 e il 1833 attraverso le
vertiginose pareti della gola alla foce del Rio Senales, è considerata l’impresa più complessa nella storia delle costruzioni di rogge della Val Venosta. Delle canalette realizzate con assi di larice, in dialetto “Wieren” o “Kahndln“, venivano posizionate, con l’aiuto di strumenti da lavoro rudimentali, su tiranti di ferro calettati alla parete verticale. Della manutenzione della Hoachwool si occupavano due “Waaler“ (custodi della roggia), che dovevano essere anche degli ottimi scalatori. Nel 1910 la parte più pericolosa della roggia venne chiusa; oggi i visitatori della ferrata possono vivere sulla propria pelle l’incredibile impresa degli antichi custodi grazie alle nuove canalette di larice disposte lungo il percorso.

PERCORSO STRADALE

Giunti a Naturno-Bz, principalmente raggiungibile dalla Val Venosta percorrendo la superstrada Bolzano-Merano od in alternativa dalla Valtellina, si seguono le indicazioni per gli impianti di risalita Compaccia -Unterstell- utilizzando così l'ampio parcheggio sterrato  che risulterà in comoda posizione al ritorno e dove si trova un tabellone  con utili indicazioni relative alla sentieristica locale compreso il percorso della Via ferrata . Siamo a quota 530mt ca.

AVVICINAMENTO

Seguendo la cartellonistica presente lungo la sede stradale  si oltrepassa da prima la stazione a valle della Funivia  e poi alternando alcuni tratti su marciapiede ad altri su comodo sentiero   si raggiunge in circa 20' il parcheggio privato della "Bottega del Contadino", in corrispondenza della deviazione stradale per l'ingresso verso la val Senales. Dal parcheggio è evidente il sentiero  che porta in 100mt, costeggiando il torrente , all'attacco della Via  dove è anche possibile indossare comodamente l'imbrago.  

LA FERRATA

Si inizia aggirando uno spigolo sfruttando la presenza di un tronchetto d'albero  su roccia piuttosto levigata cercando l'aderenza con gli scarponi   e notando subito le dimensioni del cavo metallico maggiorate rispetto alla media generale dei percorsi attrezzati. In breve ci si ritrova presso uno largo sulla riva del torrente  e si percorre il facile sentiero passando sotto una imponente parete attrezzata per vie d'arrampicata   continuando nel bosco  seguendo anche alcuni segnavia in vernice  giungendo rapidamente alla base di una placca attrezzata leggermente inclinata ma molto levigata  che richiede da subito una certa trazione di braccia  vista, in pratica, la totale assenza di appigli se non alcune lievi rientranze da sfruttare come appoggio per i piedi mentre la presenza di una staffa nella parte alta ne agevola fortunatamente l'uscita  . Usciti dalla precedente placca ci si ritrova nuovamente lungo sentiero boschivo stavolta attrezzato con scorrimano metallico , si oltrepassa un curioso tronco gradinato  e si percorrono alcuni tratti a strapiombo sul letto del torrente  con alcuni brevi passaggi più esposti   , in vista del caratteristico ponte tibetano , ma con sviluppo prevalentemente orizzontale raggiungendo così la base di un secondo salto verticale  anche questo come il precedente non banale e povero d'appigli sicchè è nuovamente richiesta una decisa trazione sul cavo pur essendoci stavolta appoggi più marcati  . Si guadagna in breve un piccolo pulpito di sosta  dal quale riparte un terzo salto verticale   assistiti in questo caso anche da una staffa metallica  ritrovandosi così presso la struttura portante del lungo ponte . La traversata lungo il ponte   pur non richiedendo particolari doti tecniche necessita di passo lento ma sicuro in quanto camminando su un unico cavo la stabilità è precaria e notevole la componente adrenalinica anche se in effetti la struttura e tensione dei cavi è sicuramente di ottimo livello. Giunti sul lato opposto del torrente , in corrispondenza della vecchia strada per la val Senales, ci si trova di fronte a quel che, per continuità e sviluppo, potrebbe essere considerato il vero attacco della Via   - 620mt. Si nota da subito la particolarità della roccia in quanto si presenta come lastroni e placche levigate e si inizia così la salita in trazione sul cavo anche se la roccia piuttosto frastagliata offre qualche appoggio per i piedi se non altro in aderenza   . Dopo una decina di metri si esce su un piccolo terrazzo erboso  dal quale parte una placca inclinata più affannosa che impegnativa tecnicamente   arrivando in una zona dove la roccia lascia inizialmente spazio ala vegetazione  ed un lungo sentiero   semi boschivo porta ad una lunga traversata attrezzata in parete  -"Sentiero Proibito"- dalla quale si può ammirare il castello Juval . Inizia quindi la traversata   dove nonostante la facilità del tratto è consigliato rimanere rigorosamente assicurati visto che una scivolata risulterebbe comunque fatale  e dopo alcuni minuti, aggirato un spigolo , si trova una breve cengia dalla quale si "stacca" un salto roccioso  di 4-5mt, non particolarmente impegnativo ma sicuramente neppure banale . Su fondo inclinato misto terriccio-roccia si risale un po' affannosamente piegati letteralmente in avanti    incontrando una importante segnalazione dove si precisa che il tratto più impegnativo della Via deve ancora essere incontrato e quindi valutare bene se proseguire  anche se in effetti però qui non esiste una Via di fuga ma eventualmente in caso di ripensamento è necessario ripercorrere a ritroso il percorso fino alla sede stradale sottostante. Risalito l'intero piano inclinato  ci si trova alla base del tratto forse più caratteristico della Via dove sono ancora presenti i resti dell'antica roggia -Waal- per il trasporto a valle dell'acqua e nello stesso tempo in uno dei tratti più esposti. Qui le placche sono incredibilmente levigate  risultando così indispensabile la presenza di una scaletta a fune ed un staffa   per raggiungere un terrazzo erboso  dal quale inizia un lungo ed spostissimo traverso che ricalca parzialmente il vecchio percorso della roggia . Si traversa quindi  utilizzando inizialmente nuove staffe ed i vecchi pioli metallici    poi nella seconda parte vi è anche la presenza delle canaline in legno che vengono utilizzate ora come passerelle   terminando su una lunga cengia inclinata   . La lunga cengia termina nella vegetazione  dove è eventualmente possibile riposare prima di un insidioso salto verticale  ed iniziando così il superamento di una lunga serie di gradoni rocciosi dove è necessario e possibile utilizzare la spinta sugli appoggi per i piedi evitando così un continuo sforzo delle braccia       . Il tratto appena risalito non è molto interessante dal punto di vista tecnico ma comunque permette di guadagnare rapidamente quota fino ad una nuova cengetta  con il cavo metallico che devia nettamente in verticale  e rappresenta l'inizio della sezione, forse tecnicamente più impegnativa della salita se non altro perché qui qualcuno potrebbe giungere con le braccia affaticate dalle 2.00h circa di ferrata fin qui percorsa. Si affronta quindi la placca verticale   fino ad un piccolo terrazzo detritico, si aggira con attenzione uno spigolo affilato   e ci si ritrova a superare da prima un traverso piuttosto esposto in aderenza in quanto roccia particolarmente levigata   che nella parte terminale obliqua in salita  e tramite una successione di 2 staffe  indirizza lungo una linea di salita particolarmente esposta e verticale . Eccetto la sostenute esposizione e verticalità, il tratto si presenta poi meno difficoltoso del previsto per la presenza di alcune sporgenza per i piedi    e lentamente si guadagna l'uscita presso la zona di sosta "Sattele" con la presenza di alcune panche in legno  e la visuale verso il pinnacolo roccioso denominato "Donna dello Steger" . Si prosegue ora lungo comodo sentiero di trasferimeno  a tratti assicurato con scorrimano , si risalgono alcuni gradoni , si supera un insidioso salto verticale  , si traversa in obliquo a destra superando alcune roccette    non difficili ma che, vista la costante scarsità di appigli, obbligano ad una sostenuta trazione sul cavo fino alla base di una serie di placche estremamente levigate ma attrezzate in modo tale da limitare parzialmente lo sforzo sulla braccia. Prima placca richiede una certa trazione iniziale  poi una staffa ne facilità il superamento ; seconda placca richiede sforzo e tecnica iniziale    poi offre una serie di staffe che facilitano notevolmente  ed in particolare fra questa e la successiva si trova, dietro una scala metallica il libro delle firme  . Terza placca, la si supera grazie all'ausilio della scala metallica ed una serie di staffe   trovando poi , in uscita, un piano inclinato  da risalire fino ad una serie, stavolta, di brevi salti verticali   che terminano con una levigatissima placca molto appoggiata  che prelude all'inizio di un lungo trasferimento verticale . La parte iniziale vede la gradita presenza di alcune staffe   poi alcune "lame" e fessure si superano "tirando" sul cavo vista la mancanza di appigli stando però sempre attenti a spingere con le gambe là dove i piedi trovano invece discreti appoggi    e lentamente si guadagna la parte superiore della parete fra terriccio ed arbusti . Pur non mancando ormai molto non si è ancora al termine ma può essere il caso di riprendere energie in previsione dell'ultima sezione più affannosa che tecnica. Riprendendo la salita ci si trova ad affrontare un lungo tratto "sporco" misto tra roccia ed arbusti   arrivando un pò affannosamente presso una placca triangolare  che si affronta obliquando a sinistra in discreta aderenza  e che aggirando uno spigolo affilato  rimanda ad una traccia di sentiero su fondo irregolare con scorrimano costantemente presente   e lentamente senza rilevanti difficoltà accompagna alla base dell'ultimo salto verticale . Un ultimo sforzo per superare questa placca levigata e verticale con 3 staffe centrali  ed una fessura superiore  che agevolano la risalita di questi 4-5 metri che tuttavia, così come la media generale del percorso, richiede comunque un'ultima trazione sul cavo  e dopo pochi metri lungo facili roccette  si raggiunge il sentiero sommitale coincidente con il termine della Via  - 1120mt. E' un peccato che un percorso lungo ed articolato come questo non abbia come traguardo finale una bella vetta panoramica.

DISCESA

Seguendo il recinto del pascolo sommitale "Höfler", il sentiero  porta in breve, dopo un cancello della recinzione, ad un incrocio con il sentiero n. 10  presso il quale ci sono due possibilità: o salire verso la stazione a monte della funivia (Naturno - Unterstell) tramite sentiero per circa 20' e dove è possibile trovare un punto di ristoro e sfruttando poi una comoda discesa con la funivia stessa oppure passando dal “Schwalbennest”, fino alla stazione a valle -segnavia n.10- seguendo per circa 50' le varie indicazioni che si incontrano lungo il percorso   a tratti panoramico .

CONSIDERAZIONI

Questo percorso attrezzato è piuttosto interessante sia dal punto di vista storico in quanto è possibile "toccare" con mano quello che era il vecchio ed astuto sistema di trasporto a valle delle acque per irrigazione, sia dal punto di vista atletico in quanto offre una alternanza e diversità di passaggi che molte altre Vie ferrate ben più blasonate non hanno. Nello stesso tempo però le caratteristiche della roccia sempre particolarmente levigata e prevalentemente priva di appigli offre ben poche possibilità di arrampicata e quindi l'utilizzo del cavo come mezzo di trazione è praticamente costante. A tal proposito è assolutamente consigliato di avanzare utilizzando fin da subito gli appoggi per i piedi che ci sono che se ben sfruttati risparmiano molta fatica alle braccia. 

Da notare che il ponte Tibetano ha una notevole componente adrenalinica non da tutti gradita; a seguito di ciò si trovano escursionisti che iniziano la Via arrivando all'uscita del ponte tramite la vecchia strada per la val Senales e che parte pochi metri prima del parcheggio alla "Bottega del Contadino" evitando così i primi passaggi attrezzati lungo il torrente ed il ponte Tibetano. La strada in questione è però abbandonata e priva di manutenzione tanto più che all'inizio si trovano transenne con divieto di passaggio anche pedonale quindi chi opta per questa scelta lo fa a proprio rischio e pericolo.

Commenti   

0 #13 Francesco 2018-06-25 08:01
Percorsa il 24/06/2018. Condizione della ferrata e della roccia buone (ottima aderenza). Ferrata faticosa, in quanto cè molto da trazionare sul cavo, bello il ponte tibetano anche se balla un pò ed è molto in alto e lungo (da attraversare uno alla volta se non si ha il passo fermo) Consiglio di portarsi molta acqua. Sulle tabelle il rientro è indicato 1:10 h. Impegnativa, adrenalinica ma bella, non per principianti.
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0 #12 Marco 2017-11-27 16:42
Percorsa il 01/08/2017. Molto caldo nonostante partenza ore 6.40. Ferrata molto bella sia dal punto di vista paesaggistico che storico. Caratteristiche principali: ponte sul fiume con componente adrenalinica elevata e molti passaggi impegnativi su placche liscie. I 600m di dislivello e le tre ore e mezza circa di salita a mio parere la collocano più difficile di altre classificate "molto difficili". Il cartello di avvertimento sopra la vecchia strada è corretto ma tardivo, per cui molti ci proveranno lo stesso
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+1 #11 Andrea 2017-06-18 17:10
Percorsa il 18/06/2017 in mattinata. Tempo splendido con temperatura accettabile grazie ad un leggero venticello rinfrescante! Ferrata strepitosa, molto varia, ma che richiede un certo allenamento ed una buona forma fisica! Se posso dare un consiglio occhio a non calare l attenzione dopo essere arrivati al libro delle firme perché c e ancora un tratto un po impegnativo da fare prima d arrivare alla fine! Sentiero per il rientro comodo con la chicca del piccolo locale a venti minuti dal parcheggio dove gustarsi una buona birra fresca!
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0 #10 Antonio 2017-05-29 17:47
Percorsa il 27/05/2017. Ferrata come già detto da altre persone molto difficile e tosta. Il ponte tibetano molto adrenalitico perchè se c'è vento nel mezzo si dondola. Quando si arriva alla panchina si dovrebbe creare un sentiero di rientro per che si sente stanco. Una persona del posto ci ha detto che spesso l'elicottero interviene in soccorso di persone che non riescono ad andare più avanti. Comunque fatta insiemed alla mia compagna ed altri 3 amici.
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+2 #9 Federico 2017-05-16 09:49
Percorsa il 14/05/2017. Questa Hoachwool è una ferrata difficile da definire: da un lato è molto varia (il ponte, traversi orizzontali esposti, verticalità intensa in certi punti, tratti senza respiro alternati a momenti di pausa), dall'altro però alcuni tiri di corda costringono a "tirarsi su" dato che il percorso (come scritto da altri) privilegia più l'andare diritti a scapito di seguire tracce con decisamente più appigli. Nella sostanza una ferrata faticosa (3 ore intense), di molta concentrazione, in cui serve risparmiare il più possibile le braccia ogni volta che è possibile (e non sempre lo è) per non arrivare troppo stanchi dove non c'è più alcuna possibilità di uscita alternativa. Due parole sul ponte: fa impressione e "balla" un po', ma il diametro delle corde dà sicurezza e poi è solo questione di... un passo dopo l'altro! E comunque molto meno rischioso fare il ponte che "tagliarlo" andando su per una strada su cui evidentemente cadono di continuo sassi dal monte.
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+2 #8 Emanuele 2016-12-28 21:25
Percorsa il 28/12/2016, grazie al clima mite di questo natale.
Questa ferrata - estremamente difficile - non rispecchia quello che per me è lo spirito della montagna.
Al di là dell'interesse storico e paesaggistico, il percorso è a tratti artificiosamente difficile e in definitiva inutilmente pericoloso per chi ama mettere alla prova la propria tecnica e non solo la forza delle proprie braccia. In diversi passaggi sarebbe stato possibile uno sviluppo della fune in corrispondenza di appigli o fenditure che avrebbero reso più "naturale" e più gratificante la salita, senza nulla togliere alla difficoltà.
Per la sicurezza dei lettori, la ferrata andrebbe riclassificata come "estremamente difficile" (come la Pisetta, che a mio avviso invece è più semplice o quanto meno meglio sviluppata).
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0 #7 Alice 2016-10-25 06:05
Percorsa il 23/10/2016. Bellissima ferrata e pur essendo molto lunga non stufa mai perché i passaggi sono molto vari. La parte che richiede più impegno fisico è sicuramente nella seconda metà, quindi risparmiate le braccia all'inizio perché poi incontrerete diversi tratti verticali con pietra liscia. La sconsiglio vivamente in estate, perché troppo esposta al sole.
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+3 #6 Fabio Giacometti 2016-10-08 10:06
Secondo me i cavi del Ponte tibetano si sono allentati e ho visto parecchia gente tornare indietro e risalire dall'altra parte un vero peccato .. basterebbe mettere una quarta fune sopra dove si infilerebbero i moschettoni di sicurezza e a metà Ponte legare le corde e poi renderle di più .. Comunque a parte i miei suggerimenti complimenti una ferrata bellissima.
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0 #5 Gianluca 2016-08-28 05:14
Percorsa il 28/08/2016 in una delle giornate più calde di agosto 2016. L'esposizione a sud-ovest fa si che fatica e caldo siano due componenti da non sottovalutare nell'affrontare la ferrata anche per una persona molto preparata fisicamente. Si consiglia perciò di affrontarla al mattino presto o in giornate più fresche. Tecnicamente parlando è un vero e proprio "tiro alla fune", vista anche la scarsezza di staffe metalliche in molti punti. Ponte tibetano, traversi esposti e passaggi verticali ne fanno una tra le più impegnative dell'Alto Adige, peccato non si trovi su un massiccio dolomitico degno di nome e panorama.
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+2 #4 Filippo 2016-07-03 23:49
Percorsa il 03/07/2016,fortunatamente il vento proveniente dalla Val Senales ha mitigato il caldo durante la salita. Confermo che il Ponte Tibetano è bello ma i cavi non sono poi così stabili. Il passaggio verticale dopo il traverso sulle vecchie canalette è molto impegnativo. Le poche staffe presenti, quando non isolate sono state distanziate per una persona di almeno 1,80 per cui disagevoli per una persona più bassa! In ogni caso impegnativa ma bella e contento di averla percorsa !
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