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Caratteristiche

Media valutazioni

Difficoltà tecniche 1.9
Esposizione 1.7
Varietà passaggi 2.8
Impegno fisico 2.8
Interesse paesaggistico 3.2
Numero votazioni 29
VALUTAZIONE FERRATA PHOTOGALLERY Relazione GOOGLE.MAPS Via Normale su VIENORMALI.it

Sentiero Attrezzato del VAJO SCURO

PASSO dell'OBANTE

segnalato da GIAN MICHELE GOZZI - 2005

PERCORSO STRADALE

Dal casello di Montecchio dell’autostrada A4 la strada statale 246 conduce,dopo poco più di 30 chilometri,a Recoaro Terme; all’inizio dell’abitato si imbocca sulla sinistra il primo ponte sul torrente Agno; dopo circa 12 chilometri una strada tortuosa ma in buone condizioni porta al rifugio Cesare Battisti alla Gazza (numerosi cartelli indicatori lungo il percorso); conviene parcheggiare nell’ampio piazzale sterrato in corrispondenza dell’ultimo tornante,poche decine di metri prima del rifugio. Lungo la strada è già ben visibile , all’estremità destra della cresta irta di guglie da percorrere per il rientro, la potente ed elegante struttura del Torrione Recoaro, che con il suo spigolo sud svetta tra il Lontelovere e la Punta delle Losche: è proprio nel canalone tra quest’ultima e la parete est del Torrione Recoaro che si sviluppa la parte più tecnica ed impegnativa dell’itinerario.

AVVICINAMENTO

Dal parcheggio -1248mt- si imbocca il sentiero n.105 che sale dolcemente per zone erbose e di macchia;si tralascia sulla sinistra il sentiero n.113 (per le Porte di Campobrun) e, dopo avere attraversato il Vaio di Pelagatta (in corrispondenza del quale si stacca a sinistra il sentiero n.114 per l’omonimo passo), si risale più ripidamente il bosco delle Ghimbalte fino ad imboccare l’omonimo vaio; lo si rimonta dapprima al centro, poi sulla destra, quindi mantenedosi ancora a destra ad una biforcazione; con una serie di serpentine su terreno erboso si giunge alla fine sulla costola che delimita ad ovest il Vaio di Lovellazzo, in corrispondenza della Selletta delle Poe (1520mt-50'); da qui, sulla sinistra, si stacca verso l’alto il Sentiero dei Contrabbandieri (per la Forcella del Fumante), ormai in disuso. Scavalcata la selletta, si continua a salire fino ad incontrare una liscia lavagna di roccia grigia che si costeggia verso destra, per raggiungere la base di un torrione giallastro aggirato il quale si raggiunge il costone occidentale del Vaio Lovaraste; lungo una specie di esile cengetta erbosa in leggera salita, puntando verso la strapiombante parete est del Lontelovere, si raggiunge il centro del vaio, dove una frana di notevoli dimensioni pregiudica la salita (1550mt-10'-1.00h).

PERCORSO ATTREZZATO

E’ consigliabile indossare il materiale da ferrata in questo punto,perché occorre abbassarsi nel vaio discendendo in diagonale per alcune decine di metri lungo la parete di destra, attrezzata con cavo metallico e qualche staffa; occorre prestare attenzione perché un passaggio di 2-3 metri è un po’ atletico e non è infrequente trovare la roccia bagnata. Giunti alla base del tratto attrezzato,si discende ancora qualche metro su terreno accidentato che richiede occasionalmente l’uso delle mani, e si costeggia sulla destra lungo una lista erbosa lo sperone del Lontelovere fino ad imboccare il Vaio di Lazocli, che si risale fino a raggiungere la base dello spigolo sud del Torrione Recoaro ; qui il Vaio di Lazocli si biforca: a sinistra il Vaio di Bisele, a destra il Vaio Scuro che si imbocca e risale ancora per qualche decina di metri fino ad incontrare i primi infissi di salita (1600mt-45'-1.45h). L’ambiente è imponente ed incute soggezione, perché ci si trova sul fondo di un canalone largo a tratti solo pochi metri ed incassato tra le alte e strapiombanti pareti del Torrione Recoaro e della Punta delle Losche, le cui cime si trovano 300-400 metri più in alto. Il primo tratto attrezzato è molto caratteristico,perché si tratta di risalire una specie di galleria verticale con struttura a camino; il superamento di un breve strapiombo è agevolato da alcuni gradini metallici; la risalita si svolge in condizioni di luce assai debole,rassicurata dai raggi del sole che penetrano dall’apertura superiore  attraverso la quale, dopo circa 25 metri, si torna all’aperto rimontando un ripiano pieno di sfasciumi. Si sale ancora facilmente per alcuni metri, fino al secondo tratto attrezzato (20 metri circa) che risale, mantenedosi sulla destra, prima un breve diedro svasato e poi alcune placche molto appoggiate; una breve risalita sul fondo ghiaioso consente di raggiungere il terzo tratto attrezzato (10 metri circa), un po’ strapiombante e reso ancora più impegnativo dal fatto che risulta spesso bagnato; poco più su un altro tratto di corda (10 metri) risale un tratto anch’esso spesso bagnato, ma che può essere parzialmente evitato mantenendosi sulle ghiaie al centro del vaio.  Terminata questa serie di tratti attrezzati, si prosegue ancora salendo per circa 150 metri senza incontrare infissi o aiuti metallici,mantenendosi fondamentalmente sul fondo del vaio e spostandosi ora a destra ora a sinistra alla ricerca del terreno meno ingombro di detriti e più favorevole alla progressione ; l’ultimo canalino franoso, attrezzato con un tratto di corda di circa 30 metri sulla parete di destra, porta all’uscita del vaio in corrispondenza della Forcella Bassa (1850mt-1.00h-2.45h). Si attraversa in quota la conca successiva, puntando ad una caratteristica spaccatura nella roccia, l’Orecchio del Diavolo; si risale la spaccatura che ben presto risulta sbarrata da alcuni grossi massi che si superano arrampicando sulle rotte rocce della parete di destra, per poi traversare su di essi per una cengetta; ancora qualche metro e si raggiunge il pulpito sommitale dell’intaglio, dove si trova l’ultima sorpresa del tratto attrezzato: bisogna infatti ridiscendere per 15 metri circa sfruttando la paretina di destra attrezzata con cavo metallico e superando alcuni passaggi un po’ atletici. Si imbocca quindi una evidente traccia, dapprima su terreno facile e quasi pianeggiante, quindi lungo una cengetta spiovente attrezzata con cavo metallico,che però risulta quasi inservibile perché ormai ricoperto dai mughi;si transita nei pressi della Porta dell’Inferno con il suo caratteristico masso sospeso, e con un ultimo tratto di ripide ghiaie si perviene alla Forcella della Scala (1850mt-15'-3.00h); da qui la struttura dell’Orecchio del Diavolo risulta decisamente inconfondibile ; qui è possibile e consigliabile riporre nello zaino il materiale tecnico, perché non si incontreranno altri tratti attrezzati significativi. Si inizia quindi la discesa lungo il Giaron della Scala rasentando la verticale parete della Costa Alta; dopo poche decine di metri, sulla sinistra si apre l’ampia e ripida conca di ghiaie e sfasciumi della parte alta del Giaron della Scala, dove si incrocia il sentiero G05 (ex n.6) proveniente dal Passo di Campogrosso: anche se le tracce non sono subito molto evidenti, occorre iniziare senza indugio a salire mantenendosi a ridosso della parete, fino a trovare i primi sbiaditi segnavia biancorossi che rassicurano sulla direzione presa. Faticosamente si risale ad una conca ingombra di massi e sfasciumi,e da qui in pochi metri alla Forcella Lovaraste - 1919mt, dove per la prima volta ci si riaffaccia al versante di salita e da cui inizia il Sentiero Alto del Fumante; conviene comunque proseguire lungo il sentiero ancora per qualche minuto tra mughi e rocce, per raggiungere la Cima Centrale del Fumante (1983mt;40'-3.40h), che rappresenta la massima elevazione del sottogruppo (anche se non dell’intera escursione). Si continua in discesa per comodo sentiero, attraversando più sotto uno stretto passaggio tra le rocce ed un tratto un po’ esposto di una decina di metri con mancorrente in cavo metallico, si costeggia lungo il versante meridionale la robusta ed elegante struttura del Castel dei Angeli, fino a raggiungere la Forcella del Fumante - 1905mt, sovrastata da alcuni caratteristici pinnacoli. Si imbocca quindi la cresta est dell’Obante, dapprima per pendii erbosi e poi per facili rocce, fino a raggiungere un pulpito oltre il quale una mulattiera conduce al Passo dell’Obante (2010mt-40'-4.20h), che si affaccia sul Vallone di Campobrun e sul Nodo Centrale della Carega; da qui, girando a destra in leggerissima salita, abbassandosi di una ventina di metri per aggirare una spaccatura della roccia e risalendo poi per tracce di sentiero e facili roccette, è possibile raggiungere la panoramica cima del Monte Obante (2072mt-30' circa per rientrare al passo).

DISCESA

Dal passo si prosegue in discesa per tracce di sentiero, pendii tra ghiaie e mughi quasi senza via obbligata ed un tratto della mulattiera di arroccamento della Cima Carega, e dopo avere oltrepassato il Passo di Pelagatta (1776mt) si raggiunge il rifugio Pompeo Scalorbi (1767mt-30'-4.50h). Dal rifugio si imbocca in salita l’ampia e regolare mulattiera contraddistinta dal segnavia G02 (ex n.202) che, transitata pochi metri sopra la Chiesetta dei Morti Alpini,porta in breve alle Porte di Campobrun (1831mt-15'-5.00h); si imbocca quindi a sinistra il sentiero n.113 che,sceso in un’isolata e suggestiva conca ghiaiosa, ne risale sul versante opposto fino ad affacciarsi sul versante che guarda il rifugio Battisti; si scende dapprima ripidamente con fondo talvolta molto instabile,si oltrepassano i caratteristici pinnacoli de L’Om e la Dona, quindi si prosegue per volte sempre più ampie e pendenza attenuata fino a reimmettersi nel sentiero n.105 per raggiungere in breve il punto di partenza (1248mt-1.10h-6.15h).

CONSIDERAZIONI

Si tratta di una spettacolare ed articolata escursione ad anello in un ambiente estremamente vario, che consente di conoscere profondamente il sottogruppo del Fumante, attraversandone i caratteristici vai e lambendo le innumerevoli guglie che ne ornano il cosiddetto Sentiero Alto. I tratti tecnici non sono brevi e non particolarmente difficili, tuttavia si presentano facilmente bagnati e quindi vanno affrontati con circospezione; si alternano inoltre con tratti di risalita su sfasciumi e ghiaie, ragion per cui occorre procedere con molta cautela per evitare di scaricare sassi sugli escursionisti sottostanti; per il medesimo motivo se ne sconsiglia la percorrenza a comitive particolarmente numerose; sviluppandosi in buona parte per profondi canaloni, deve essere affrontato in condizioni di tempo stabile per evitare di ritrovarsi in mezzo a copiose colate d’acqua; il percorso è inoltre lungo e faticoso, e va affrontato in buone condizioni di forma fisica.

Commenti   

0 #27 Marco Roversi 2021-08-13 20:18
Percorsa il 12/08/2021, percorribile la sola variante difficile Lontelovere, l'altra via è chiusa causa frana.
Itinerario lungo ma spettacolare. La variante difficile è una ferrata impegnativa ma estremamente appagante, richiede una buona forza di braccia. Attrezzatura in perfette condizioni, cavo teso alla perfezione, staffatura disposta in modo intelligente, è possibile salire cercando gli appigli naturali. Complimenti a chi ha realizzato questa splendida ferrata.
Attenzione nel tratto in discesa, una frana ha divelto alcuni scalini e tranciato il cavo!
Le note negative riguardano il terreno ciottoloso e tendente a franare, il rientro è lungo e faticoso.
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+2 #26 walter 2020-09-15 16:02
Percorsa (con la variante "difficile") il 14/09/2020. Ottima l'attrezzatura, e molto bello e vario il percorso. Sono molto molto perplesso sulla progettazione/realizzazione della variante. Non trovo divertenti le ferrate che si possono affrontare solo a forza di braccia. Vorrei anche capire (ed è una domanda, non una polemica) per quale motivo la distanza tra la fine di uno spezzone ed il successivo sia così elevata: pure con un kit da ferrata nuovo, mi è stato difficile spostare il moschettone da un tratto all'altro senza staccare anche il secondo (rimanendo appeso alla corda con una sola mano e senza grandi appoggi per i piedi...). Poi, il termine "difficile" accomuna ferrate dove ho accompagnato persone non (molto) esperte a questa dove non accompagnerò mai nessuno: forse una valutazione "a punti" come quella raccolta da questo sito sarebbe ideale (anche se, nel caso specifico, la ferrata del vaio scuro e la sua variante meritano valutazioni totalmente diverse...).
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+2 #25 Andrea Guerra 2020-07-04 15:27
Percorsa il 04.07.2020, molto bagnata causa imponente grandinata del pomeriggio di ieri, date le condizioni da considerarsi difficile. La variante è tosta appunto per la continua necessità di sollevarsi con il quasi esclusivo uso delle braccia. Dopo fortunatamente c'è il tempo di recuperare. L'anello è a dir poco favoloso. Secondo me non adatta ai principianti.
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+4 #24 Giuseppe 2019-09-01 09:13
Percorsa il 01/09/2019 variante veramente impegnativa da non considerare una vera e propria ferrata perché tradisce lo spirito della ferrata considerata tale. Assolutamente da sconsigliare ai neofiti .Ambiente spettacolare e poco frequentato.Il giro ad anello richiede una buona preparazione fisica non adatto a tutti.
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+7 #23 Stefano Lavezzo 2017-11-05 15:27
Percorsa il 01/11/2017. Avendo gia fatto un commento sul vaio nel 2013 scrivo per parlare della variante. Il problema è la parete alla fine del tratto verticale. E' veramente difficile perché strapiombante e senza punti di sosta per far riposare braccia e gambe. Gli anelli in metallo aiutano molto ma in un punto sono troppo distanti (persone piccole sono più in difficolta).Al posto degli anelli in alcuni punti metterei dei gradini( viali al gramolon)dove far appoggiare i piedi e aggiungerei i coni in gomma per evitare di incastrare i moschettoni e in caso di volo sforzano meno il set da ferrata.Le ferrate non hanno senso se si sale solo a forza di di braccia. Molte persone tornano indietro o rimangono incrodate.I soldi per la variante li avrei spesi per attrezzare altri punti esposti, come hanno fatto dopo l,orecchio del diavolo e sicuramente qualche segno in più non guasterebbe. C'è chi è pro e chi è contro, comunque bisogna ricordare che si può evitare. Buone ferrate a tutti.
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+3 #22 Paolo Antoniazzi 2017-09-29 23:10
Percorsa il 29/09/2017, ottima giornata. Da segnalare che poco dopo la Forcella Bassa, esattamente nel tratto che congiunge l'Orecchio del Diavolo con la Porta dell'Inferno, stanno ripristinando il sentiero. Trattasi di intervento utile laddove il sentiero era diventato precario e il cavo metallico nascosto tra i mughi. La cengetta erbosa che attraversa la conca esposta è stata ripulita ed allargata, il cavo metallico ripristinato ed allungato di una quindicina di metri. Una sicurezza in più che certo non guasta.
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+2 #21 Enrica 2017-08-08 10:43
Percorsa il 04/08/2017 con sole pieno. E' una vera e propria via alpinistica inframezzata da tratti di bella ferrata, molto varia e stimolante per continui cambi, paesaggisticamente splendida. la via risulta lunga ed estenuante, in alcuni punti non è segnata benissimo e io ho sbagliato all'inizio prima di cominciare la ferrata facendo almeno 400 m di canalone in più. questo mi ha fatto perdere le mie energie più fresche rendendo il tutto più stancante. Stesso discorso quando i tratti di ferrata terminano e ci si ritrova tra le guglie, mancano alcuni segnavia in punti strategici ma con le note di vie ferrate e un pò d'orientamento si riesce ad ovviare. Io sono tornata al Battisti per l'Omo e la Dona ma a causa dell'errore iniziale ho camminato per 9 ore invece che 6. Via adatta a persone allenate e con buon orientamento.
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+3 #20 Enrico 2017-05-30 20:57
Percorsa il 29/05/2017 Spettacolare in sè la ferrata. Per errore abbiamo preso la variante "difficile" perché insufficientemente segnalata: pienamente d'accordo nel considerarla parecchio dura anche se breve, forse un po' strapiombante e con appoggi minimalisti: le braccia stavano per cedere. Per il resto bellissima, tuttavia finita la ferrata abbiamo preso la via per il Campogrosso e poi la direzione del Battisti, una discesa veramente lunga ed estenuante, forse più della ferrata, tuttavia permette di apprezzare una varietà di paesaggi notevole.
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+2 #19 Ruggero 2017-05-21 21:48
Percorsa il 21/05/2017. La relazione non considera la variante difficile. Questa è assolutamente sconsigliata per principianti. Risulta infatti molto fisica da affrontare. Attenzione al ritorno che è molto lungo e mette a dura prova la resistenza.
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0 #18 Matteo 2016-10-31 10:48
Percorsa il 30/10/2016 con tempo splendido. Fisicamente impegnativa, non tanto la variante difficile che comunque è iniziale e quindi quando ancora si è freschi, ma il saliscendi finale che porta allo scalorbi. Paesaggi magnifici e zona non troppo battuta ma nemmeno abbandonata. Ottima. Non concordo con chi ritiene poco attrezzata la ferrata, anzi!
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