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Caratteristiche

  • Moderatamente difficile
  • - dall'arrivo della cabinovia alla Madonnina complessivamente 5.30h
    - la sola via ferrata circa 1.15h
  • - dalla Madonnina al Passo del Cannone circa 650m
    - da Campo Imperatore ca. 550m
    - da considerare comunque che nel complesso il dislivello è complessivamente maggiore a causa dei vari saliscendi
  • - rifugio Franchetti
    - rifugio Duca degli Abruzzi
  • 0861-959605
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VALUTAZIONE FERRATA PHOTOGALLERY Relazione GOOGLE.MAPS

Via Ferrata BRIZIO

CORNO GRANDE

segnalata da MAURIZIO CELLI - 2018

La via ferrata Brizio, recentemente ripristinata -2017- dopo anni di abbandono percorre con andamento a "V" la bastionata ovest della Vetta Occidentale del Corno Grande del Gran Sasso d’Italia, rimanendo alta sul Vallone dei Ginepri. Essa costituisce il modo più veloce per passare dal versante nord a quello sud del Corno Grande.

PERCORSO STRADALE

La via ferrata Brizio può essere percorsa indifferentemente da nord o da sud. Naturalmente a seconda del senso di percorrenza cambiano i punti di appoggio e quindi il precorso stradale varia. Da nord si deve arrivare alla nota località turistica di Prati di Tivo, raggiungibile per chi proviene dalla costa adriatica mediante l’autostrada A14, uscita Giulianova e, successivamente, sulla superstrada per il traforo del Gran Sasso, uscita di Basciano-Villa Vomano per poi seguire le chiare indicazioni per Prati di Tivo. Da Roma invece è necessario attraversare il traforo del Gran Sasso e poi uscire a San Gabriele – Colledara e indicazioni Prati di Tivo, oppure circumnavigando il massiccio attraverso il passo delle Capanelle e la Val Vomano. Partendo invece da Campo Imperatore bisogna scendere all’uscita Assergi dell’autostrada Roma - L’Aquila e da qui seguire le indicazioni per Campo Imperatore e parcheggiare in cima.

AVVICINAMENTO

Descriviamo l’itinerario in direzione nord-sud. Dai Prati di Tivo si arriva alla Madonnina mediante la cabinovia aperta tutti i giorni in estate e solo nei we durante il mese di settembre. Dall’arrivo degli impianti prendiamo il sentiero nr. 103 che, in un’ora o poco più, porta al rifugio Franchetti. Si tratta di un sentiero abbastanza ripido che presenta, verso metà, un breve tratto attrezzato un po’ esposto sul quale è opportuno usare prudenza . Dal rifugio, sempre attraverso il sentiero 103, raggiungiamo la Sella dei Due Corni che separa il Corno Grande dal Corno Piccolo. Fino a questo punto itinerario molto frequentato. Dalla Sella si apre davanti a noi il selvaggio ambiente del Vallone dei Ginepri. Scendiamo in maniera piuttosto ripida lungo il sentiero 105 giù per il vallone, fino ad individuare in lontananza l’attacco della via ferrata Danesi al Corno Piccolo. Pochi metri prima dell’attacco di questa via, però, svoltiamo a sinistra (freccia su un sasso non troppo visibile)  e percorriamo un sentiero di mezza costa che si addentra in maniera piuttosto evidente ai piedi della bastionata ovest del Corno Grande  fino ad arrivare ad una serie di corde che segnano l’inizio della nostra via ferrata. Non ci sono cartelli. Segnavia 150. Fino a qui ca. ore 1,45 dalla partenza alla Madonnina.

LA FERRATA

Come detto l’andamento della via ferrata è a "V" ovvero inizialmente scende per giungere al fondo di un vallone e risalire dalla parte opposta. Si attacca quindi la parete alla nostra destra seguendo le corde che prima traversano in orizzontale e poi scendono lungo una serie di placche rocciose grigie e compatte . Si attraversa un breve tratto attrezzato orizzontale e subito si riprende a scendere lungo delle roccette gialle non difficili. Segue una breve risalita sempre attrezzata e un piano inclinato in leggera discesa da percorrere con l’aiuto di corde metalliche che servono più che altro da corrimano . Alla fine di questo le corde si interrompono e si prosegue lungo un facile sentiero sempre in leggera discesa fino ad una successiva rientranza rocciosa molto simile a quella iniziale di attacco della via. Siamo quasi arrivati al fondo del vallone. Prima però dobbiamo risalire una paretina verticale di una decina di metri in divertente arrampicata , aiutati anche da un gradino metallico posto a metà della parete. Al culmine di questo tratto di salita, una breve cengia attrezzata ci deposita al margine superiore del canalone che costituisce la parte più bassa della via ferrata. Da qui è chiaramente visibile il prosieguo dell’itinerario, costituito dall’attraversamento di un nevaio che sbarra la parte inferiore del vallone e da due ripide scale metalliche che servono a risalire la parete posta di fronte a noi, e che rappresentano il passaggio più noto di tutta la ferrata . Questo tratto, oltre a costituire il fondo della via, è anche il pezzo più difficile dell’intera escursione. Iniziamo quindi la discesa lungo uno spigolo attrezzato abbastanza esposto  . Sul fondo dello spigolo è necessario studiare bene la prosecuzione perché solitamente questa parte del canalone è ostruita, anche in piena estate, da un nevaio di dimensioni piuttosto notevoli. Le alternative per passare dall’altra parte sono diverse. La più immediata è costituta dall’attraversamento diretto del nevaio. In questo caso però sarebbero necessari piccozza e ramponi perché, anche se il passaggio non è lungo, il piano è molto inclinato. Si può attraversare anche in fondo al nevaio e in tale caso la risalita sul versante opposto avviene lungo ghiaie abbastanza fastidiose. Il tutto però (estate 2018) è agevolato da una corda di canapa che consente di risalire rapidamente all’attacco della scala sulla parete opposta. Se il nevaio non è troppo consistente (come a fine estate 2018 – momento di stesura della relazione), il modo più semplice e suggestivo per aggirarlo è passarci da sopra sfruttando lo spazio che c’è tra quest’ultimo e la parete a monte. Dal fondo dello spigolo si risale fino ad arrivare alla paretina posta alla sinistra del nevaio. La si risale in libera (I e II° grado) sfruttando verso il termine della stessa alcuni pezzi di ferro malconci che appartengono al vecchio percorso della Brizio . Si ridiscende a destra nell’intercapedine tra nevaio e roccia e, senza ulteriori difficoltà, si aggira la restante parte del nevaio. Qualunque sia la via scelta per arrivare dall’altra parte del canalone, il prosieguo della via è costituito da due scale che, come detto, costituiscono il tratto più noto e caratteristico dell’intera escursione . La prima scala, lunga una dozzina di metri, è molto esposta e tende a strapiombare sulla destra . Va salita pertanto con attenzione. Al termine un esposto quanto breve attraversamento sulla destra ci deposita all’inizio della seconda scala, lunga poco meno della metà della prima. In cima alla seconda scala sono finite anche le difficoltà principali della via. La ferrata prosegue sulla destra lungo una cengia attrezzata , al termine della quale una scaletta  deposita su un’altra cengia, questa volta posta in diagonale, che viene affrontata salendo in divertente progressione. Ben presto la cengia si esaurisce in un piano inclinato da risalire in leggera esposizione . Segue un passaggio attraverso un intaglio nella roccia, si aggira un piccolo spigolo e si entra in un catino da salire, sulla sua parete interna, sempre con l’ausilio di corde  . Sul pianoro sovrastante di fatto finisce la ferrata. In realtà il sentiero prosegue in orizzontale ed è ancora attrezzato con una corda metallica che però, in questo frangente, risulta pressoché inutile. Alla fine di questo tratto si giunge alla Sella del Brecciaio, vero punto di arrivo, o di partenza, della ferrata Brizio.

RITORNO

Al termine della via ferrata un crocicchio di cartelli  indica le varie possibilità che abbiamo per proseguire con l’escursione. Tra queste la più veloce è ripercorrere la via ferrata nel senso opposto affrontando quindi le due scale esposte in discesa. Volendo dirigersi al Duca degli Abruzzi e poi a Campo Imperatore è necessario proseguire verso sud per il sentiero nr. 103 verso il rifugio che da qui è ben visibile. Per ritornare al rifugio Franchetti invece l’unica soluzione, a parte il ritorno per la ferrata, è la risalita verso il passo del Cannone sempre per il sentiero 103. Dal crocicchio di cartelli quindi si seguono le indicazioni per il Passo del Cannone lungo quella che è, in questo tratto, la via Normale per la Vetta Occidentale del Corno Grande, massima elevazione dell’Appennino. Si sale lungo la traccia evidente . Dopo poche centinaia di metri sulla nostra destra si stacca la via che sale alla vetta Occidentale per la cresta ovest (segnavia 154a). La ignoriamo e proseguiamo dritto tralasciando anche la successiva deviazione per la vetta Occidentale (segnavia 154 - questa è la vera e propria via Normale per la cima). Da qui il sentiero si fa un po’ più ripido ma la nostra destinazione è ormai prossima. Siamo al Passo del Cannone a quota 2.667, massima elevazione del percorso se si decide di non salire alla Vetta Occidentale per la via normale (circa 50’ dalla fine della ferrata). Dal passo del Cannone proseguiamo in discesa verso la Sella dei Due Corni. La discesa non è semplice e richiede attenzione. Dal passo si ridiscende per una serie di brevi salti da affrontare in disarrampicata (I grado – prudenza in caso di ghiaccio) , seguiti poi da una risalto roccioso attrezzato con una corda che risulta essere abbastanza lasca e non troppo affidabile . Al termine di questo breve tratto attrezzato, certamente il più impegnativo della discesa dal passo, ci attendono alcuni facili balzi. Arriviamo alla deviazione, sulla destra, per la conca del ghiacciaio del Calderone e per la via Normale della Vetta Orientale, la tralasciamo e proseguiamo a sinistra, a zig zag sempre lungo il sentiero 103, fino ad arrivare alla Sella dei due corni . Da qui agevolmente scendiamo al rifugio Franchetti per la via dell’andata (circa 45 minuti dal passo del Cannone) . Dal rifugio Franchetti seguiamo il sentiero dell’andata fino a giungere alla Madonnina e poi, con la cabinovia, ai Prati di Tivo.

CONSIDERAZIONI

Nel 2017 tutte le cinque ferrate del Gran Sasso hanno subito un restiling. La ristrutturazione si è resa necessaria a causa dei noti e traumatici eventi che hanno colpito l’Abruzzo negli ultimi tempi (terremoti e valanghe) e che hanno danneggiato, tra le altre cose, anche i sentieri della zona. Mentre le altre vie ferrate sono state per lo più "risistemate", essendo tra l’altro comunque agibili anche prima del 2017, la via Brizio invece è stata completamente ricostruita. Prima infatti non era percorribile e ora è tornata a poter essere frequentata. La ricostruzione da una parte ha restituito al Gran Sasso uno dei suoi percorsi storici, dall’altra però è stata anche oggetto di critiche, soprattutto per il fatto che nel punto più basso della via, quello più tecnico, il percorso va letteralmente a "sbattere" proprio contro il nevaio. In inverni particolarmente duri è molto facile che la neve accumulata vada a danneggiare le scale determinando la necessità di continui e dispendiosi rifacimenti dell’itinerario. La natura stessa del terreno di certo non gioca a favore della via che si trova proprio sotto uno dei punti di caduta delle valanghe che discendono dalla Vetta Occidentale. Al di la di questo la ferrata Brizio è un itinerario molto bello. L’attenzione da porre nella parte bassa del suo percorso fa si che la difficoltà della via sia appena un po’ superiore rispetto a quella delle altre ferrate del Gran Sasso, pur rimanendo sempre su livelli contenuti. Anche il ritorno per il Passo del Cannone va affrontato con prudenza. Ovviamente la difficoltà aumenta di molto in caso di neve o di ghiaccio. Come detto la via ferrata può essere affrontata in entrambe le direzioni e può essere combinata a piacimento con altri itinerari del Gran Sasso. Prima di percorrerla è, ovviamente, opportuno informarsi bene presso i rifugi Franchetti e Duca degli Abruzzi sulle condizioni delle attrezzature e soprattutto sullo stato del nevaio. Non è da escludere infatti che sia necessario portarsi dietro piccozza e ramponi. Informarsi bene anche sugli orari della cabinovia della Madonnina.

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