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Cordata da uno

MessaggioInviato: 08/10/2015, 19:46
da dokkodo54
Certe volte succede che mi sveglio con in testa pensieri improbabili.
Quando mi capita, so che dovrei immediatamente concentrarmi su altro. Sui grandi temi della vita, ad esempio. Oppure, più prosaicamente, su cosa indossare per andare al lavoro o cosa mangiare a colazione.
Il più delle volte ci riesco, e il pensiero improbabile se ne torna là da dove era venuto.
Ma ci sono occasioni, invece, in cui la tecnica non funziona ed esso mi si radica nel cervello e inizia a rodere e a scavare come un tarlo nel legno.
L'altro giorno mi sono svegliato pensando a quando arrampicavo in solitaria.
E' da un bel pezzo che non lo faccio ed è bastato fermarmi a pensare a quanto fosse strano ma, in fondo, divertente ed emozionante, che... tac! Il pensiero improbabile si era già trasformato in un tarlo.

Così oggi sono venuto qui, sotto a questa paretina senza pretese, con corda, discensore, rinvii e tutte le altre diavolerie per vedere se mi ricordo ancora come si fa.
Questa parete delle mie parti, la conosco bene. Sono poco meno di 30 metri verticali facili facili, tutto III grado con passaggi di III+, ben attrezzati a spit e persino con la catena in cima.
Quanti ne ho visti arrampicare qui per la prima volta!
Inizio con calma i preparativi. Metto il casco, indosso l'imbrago, appendo il materiale, filo le corde... Tutti gesti automatici, assimilati in tanti anni di pratica.
Poi inizio a preparare le manovre per la salita in solitaria. E' da tanto tempo che non mi cimento nella "cordata da uno" ma, piacevole sorpresa, pare che non mi sia ancora dimenticato di come facevo ad attrezzarmi l'autosicura.
E' una pratica molto particolare, questa, in cui ogni errore rischia di essere pagato molto caro. Ci vuole calma, concentrazione e ampi margini.
Apposta ho scelto di stare sul facile e sul ben conosciuto di questa paretina.
Inizio a salire facendo mano a mano scorrere gli autobloccanti per darmi corda e mettendo i rinvii, senza pensare di saltare nemmeno uno spit.
Non avevo dimenticato quanto fosse intenso ed emozionante arrampicare così, ma un conto è ricordarsi delle esperienze passate, un conto è viverle nuovamente ad anni di distanza.
Così, passaggio dopo passaggio, arrivo "in catena", come è di moda dire adesso.
Ora dovrei attrezzare la sosta, recuperare le corde e scendere recuperando il materiale per poi risalire di nuovo e affrontare il tiro successivo, che però... non c'è, perchè sono già arrivato in cima.
Non vedo quindi il motivo per non approfittare della presenza dell'anello di calata, così scendo direttamente alla base della parete, concludendo questo mio fugace ritorno, dopo tanti anni, alle emozioni della "cordata da uno".

Anche se non ho completato tutte le manovre, sono comunque soddisfatto di queste poche ore all'aria aperta. Ho constatato di ricordare ancora bene certe operazioni non proprio "usuali", ho rinfrescato la memoria sulle emozioni che dà questa pratica particolare e, non ultimo, ho messo a tacere il "tarlo".

Alla prossima,
dokkodo