|
Via Ferrata Pertini S. Crep de la Port giugno 2011
Il luogo di partenza della ferrata “Sandro Pertini” al rifugio Stevia è Selva di Val Gardena,nella zona denominata Vallunga,una magnifica valle di origine glaciale,che fa parte del Parco naturale Odle-Puez. PERCORSO STRADALE Per raggiungere Selva di Val Gardena occorre uscire,per chi proviene dall’autostrada A22 del Brennero,al casello di Chiusa (tra le uscite di Bolzano e Bressanone),quindi si prosegue per 26km ca. in direzione della Val Gardena,superando i paesi di Ortisei e di S.Cristina ed arrivando,dopo pochi chilometri,nell’abitato di Selva. Seguire poi le indicazioni per “Vallunga” fino al parcheggio (a pagamento), dove si trova anche la baita-ristoro “La Ciajota” (1650mt),che segna l’entrata del Parco e della valle. AVVICINAMENTODal
parcheggio,attraverso la cancellata in legno,inoltrarsi nella valle e dopo 50mt ca.,ad una
diramazione,imboccare la strada sterrata di sinistra (sulla
destra,invece,c’è un sentiero che conduce alla Cappella di S.Silvestro). Dopo circa 300mt la strada sterrata entra nel
bosco ed inizia a salire. Successivamente,ad un
incrocio,proseguire diritti,ignorando le indicazioni,a
destra,per
il rifugio Puez. La strada ora diventa ripida e,verso la
fine,ad un ometto di sassi,deviare a sinistra per un piccolo
e ripido sentiero,che porta direttamente all’attacco della ferrata
in pochi minuti -1730mt-. LA FERRATAL'attacco della Via non è attrezzato quindi si superano alcuni metri di roccette non impegnativi per raggiungere il cavo. Pochi metri di cavo,in appoggio,e si raggiunge un breve sentiero a sinistra che conduce,in pratica,al vero attacco della Via dal quale inizia lo sviluppo verticale della via che caratterizzerà gran parte del percorso. Si parte quindi superando comunque roccette piuttosto arrampicabili,caratteristica costante anche questa della Via, avendo a sinistra il Sassolungo,fedele compagno lungo l'intera escursione. La progressione,in questo primo tratto,non è particolarmente impegnativa,nonostante l'esposizione, non essendoci la presenza di placche levigate o passaggi particolarmente ostici. Si raggiunge una serie di staffe metalliche che sottolineano comunque la volontà degli ideatori del percorso di non voler comunque alzare eccessivamente il grado di difficoltà della progressione. Oltre le staffe,a sinistra,si trova una scala ed all'uscita una staffa che fornisce un ulteriore appoggio la dove comunque gli appoggi abbondano mentre sotto,la visuale,dà il senso di esposizione e perpendicolarità dello sviluppo rispetto all'attacco. Si traversa facilmente a destra poi a sinistra,si trova anche uno dei pioli metallici sparsi qua e là lungo il percorso e tramite una breve cengia ed una ulteriore staffa si raggiunge uno spigolo verticale piuttosto suggestivo ma la tipologia della roccia agevola molto la progressione. la verticalità iniziale dello spigolo cala notevolmente dopo pochi metri. Da qui inizia una continua alternanza di brevi tratti verticali,in appoggio, a brevi traversi che costantemente "proiettano" la Via a sinistra rispetto all'attacco arrivando così al termine della prima parte dove il cavo si interrompe ed un breve sentiero porta all'attacco del secondo tratto attrezzato -1910mt-. Si parte,eventualmente con l'ausilio anche di una staffa ed un piolo,si trovano poi alcune facili roccette che,a destra,conducono ad un sentiero ed in pochi passi il cavo riprende in diagonale a sinistra dove la roccia,essendo ancora a quota relativamente bassa,è mista a vegetazione. Si continua a superare una serie di roccette che se da un lato non hanno certo la caratteristica della varietà dei passaggi,dall'altro risultano piuttosto arrampicabili e divertenti con la qualità della roccia che tende ulteriormente a migliore man mano che si guadagna quota assumendo una colorazione più rosea e suggestiva alla luce del sole. Alcuni gradoni si alternano a brevi tratti più verticali,si sfiora un'esposta placca verticale che si evita,a destra,tramite il bel traverso "Pradari" al termine del quale uno spigolo e facili roccette portano alla base del torrione finale da considerazione,dal punto di vista estetico,la parte più interessante della salita. L'accesso a quest'ultima sezione è abbastanza singolare in quanto si aggira uno spigolo roccioso per raggiungere una scala metallica disposta in orizzontale che consente di superare un profondo crepaccio e oltre la quale un sistema di funi metalliche assicura scala e parete. Pochi metri lungo una rara placchetta,attrezzata comunque anche con staffa e si risalgono alcuni metri verticali ma non per questo difficoltosi fino ad una cengia che,a sinistra,oltre alla possibilità di ammirare un notevole panorama conduce alla base di un lungo diedro (Gran diedro -50mt- ca.) la cui verticalità,visto da sotto,può creare un certo timore ma,sia la presenza di staffe che la quantità di appigli rendono la risalita sicuramente più divertente che difficoltosa pur non sottovalutando comunque il tratto in particolare da parte di chi,a questo punto della Via,inizi a risentire della stanchezza. Si attacca il diedro,si raggiunge la serie di staffe,si cercano gli appoggi migliori per non stancare le braccia,e si giunge alla scala metallica visibile già da bassa quota oltre la quale un piccolo traverso esposto porta ad una nicchia naturale dove è conservato il libro di vetta e nei cui pressi,sulla sinistra,è presente un suggestivo rilievo in legno raffigurante la Madonna col Bambino. Uno sguardo al tratto verticale appena risalito e si riparte verso il termine della Via;si aggira lo spigolo,si supera un salto verticale ed in pochi metri si guadagna il termine del cavo e della Via ferrata -2140mt-. Da questo pianoro,per semplici prati ed in leggera salita,passando sopra un caratteristico arco naturale (visibile però solo dal sentiero di discesa) si arriva,dopo 20'ca.,al rifugio Stevia (ben segnalato con frecce e bolli rossi) che comprende sia la vecchia malga che il recente rifugio. Panorama,come solito nelle Dolomiti,strepitoso che da destra verso sinistra dà modo di ammirare il Catinaccio,il Sassolungo,il Gruppo del Sella,il Gruppo del Cir ed il Castello del Chedul,oltre a tutta la valle sottostante (la Vallunga ed il paese di Selva). DISCESA Dal rifugio Stevia seguire le indicazioni per Selva di Val Gardena,imboccando il sentiero n.17 denominato S.Silvestro,che porta al rifugio Juac. Quindi in direzione Selva e,dopo aver superato un piccolo laghetto,prendere la strada sterrata di sinistra raggiungendo il sentiero della Via Crucis in località Daunei,sopra l’abitato di Selva. Infine per esso fino al parcheggio della Vallunga. In alternativa,dopo 20' ca. di sentiero dal rifugio Stevia,prendere a sinistra il sentiero n.17A chiamato la Palota,che più rapidamente scende alla località Daunei (1.30h). CONSIDERAZIONI Le caratteristiche principali della Via sono sostanzialmente 2; da un lato la ferrata non offre gran varietà di passaggi sviluppandosi in gran parte lungo roccette attrezzate piuttosto verticali ma proprio quest'ultime donano alla Via la seconda caratteristica di notevole arrampicabilità senza dover necessariamente "demolire" le braccia con una continua trazione sul cavo. un discorso a parte merita la classificazione della difficoltà. La Via ferrata Pertini è generalmente valutata,nella media delle Vie ferrate Dolomitiche,piuttosto impegnativa ma è probabile che tale giudizio venga raggiunto ed attribuito a causa della notevole e costante esposizione che può "intimorire" mentre dal punto di vista puramente tecnico,l'ottima e talvolta eccessiva attrezzatura nonchè la gran quantità di appigli-appoggi naturali fanno si che la quantità di passaggi "difficili" si riduca al minimo. Rimane comunque sottointesa la soggettività,come sempre,dei giudizi. |