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Caratteristiche

  • Molto difficile con passaggi estremamente difficili.
  • - 30' attacco.
    - 2.30h via ferrata
    - 1.30h ca. discesa
  • 600mt la Via ferrata.
  • rifugio baita Cuz
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Via Ferrata " i MAGNIFICI  4"

MAERINS

segnalata da LUCA MIGLIOLI - 2010

Questa via ferrata è dedicata ai 4 volontari del soccorso alpino, Alex, Diego, Erwin e Luca morti in Val Lasties il 26 dicembre del 2009, che mettendo al primo posto la vita altrui hanno donato la propria.

PERCORSO STRADALE

Dal paese di Pozza di Fassa-Tn salire per la valle S.Nicolò fino alla Malga Crocifisso, seguire la strada e 500mt dopo la Malga Crocifisso si trova, sulla sinistra, un ponticello in legno sul Rio S.Nicolò e subito oltre una piccola costruzione in legno su cui è appeso un cartello a freccia con indicante scritta "ferrata" .

AVVICINAMENTO

Dal ponte prendere il sentiero forestale che segue per 200mt il torrente fino all'incrocio del sentiero per Buffaure a destra. Salirlo per 4 tornanti -circa 15'- per poi puntare alla base della grande spaccatura della parete (30') . Arrivati all'attacco -1550mt- è il caso di prendere fiato indossare l'imbracatura, il casco e di guardare la splendida vista sulla cima Dodici situata in un anfiteatro naturale spettacolare, panorama che oltretutto accompagnerà quasi costantemente durante la prima parte della salita.

LA FERRATA

I primi metri fanno capire subito il grado di difficoltà che caratterizzerà il percorso: un impegnativo camino   su una roccia coperta di un insidiosa sabbiolina rendono la partenza faticosa ed i meno esperti saranno portati ad utilizzare molto le braccia. Fortunatamente in un paio di punti sono presenti gradoni  dove poter per lo meno meditare su come affrontare i successivi tratti. Cercare con calma gli appigli giusti è fondamentale per non consumare troppe energie. Usciti dall’arioso camino ci si trova a superare un traverso su placca a sinistra  , non estremo, ma da affrontare con cautela,dopodiché il cavo ricomincia a salire verticalmente  in un’alternanza di placche , diedri e piani inclinati, ma la roccia offre in questo tratto qualche appiglio in più dove poter puntare lo scarpone. Si esce a questo punto su un terrazzo  che fa da base ad un enorme diedro: il cavo si inerpica a ridosso di un angusto camino  all’incrocio delle due pareti del diedro stesso per poi proseguire con un aereo, lungo e strapiombante traverso   in salita a circa una decina di metri di altezza rispetto al terrazzo sottostante. Si comincia: si sale in diagonale verso destra per raggiungere la base del caminetto, poi verticalmente  sino ad entrare nello stesso che si rivela essere strapiombante e alquanto stretto  -presenza staffa metallica-, con lo zaino che crea qualche difficoltà di passaggio. Una volta superatolo,il cavo si interrompe e ci attende uno dei passaggi più delicati di tutta la ferrata: in opposizione tra le due pareti dobbiamo cercare di arrivare ad agganciare i nostri moschettoni sulla parete opposta, per poi lasciare quella su cui ci troviamo. Non ci sono molti appigli e nessuna staffa,dovrete contare solo su una buona tecnica e tanta acrobazia. Affrontato il passaggio, ci si trova sul traverso strapiombante dove i piedi sono in appoggio su un cavo identico a quello a cui ci si attacca (ponte doppio) . In questa fase le braccia sono sotto un notevole sforzo ed è opportuno velocizzare le manovre per uscire quanto prima dalla scomoda e faticosa situazione. La cosa viene resa complicata nel passaggio di “clic clac” da un fittone all’altro perché lo sforzo aumenta e la stabilità diminuisce letteralmente. Con tanta fatica, il traverso si percorre e già un altro passaggio chiave ci attende: il cavo inferiore, quello su cui poggiamo i piedi, termina e l’ultimo metro e mezzo di traverso lo si deve affrontare facendo affidamento sulla roccia  (staffa al termine del passaggio). Ora anche il cavo a cui siamo attaccati si interrompe per riprendere un metro più a destra con partenza verticale. Questa è una prova fisica e psicologica dove sbagliare può costare caro (siamo attaccati al cavo, ma non è mai bello scivolare in ferrata). Usciti dal traverso (finalmente) si alzano gli occhi al cielo e si vede la terrazza sovrastante con un pino che proietta la sua ombra su di noi, ma per raggiungerlo dobbiamo salire ancora 6-7 metri in verticale con il primo tratto strapiombante. Le braccia possono tradire, lo sforzo fatto sin qui deve mettere in guardia ed il livello di concentrazione deve rimanere alto. Termina qui la prima parte della ferrata, in una grande cengia boschiva; si consiglia vivamente di prendere fiato e godersi il panorama. Si riparte per un sentiero di collegamento  tra le due parti della ferrata (possibilità di interrompere la Via uscendo a sinistra verso Buffaure), per poi superare un grande traverso attrezzato. La vista sulla valle è fantastica e l’imponenza e verticalità della parete dei Maerins ci fa sentire piccoli piccoli. Si superano una serie di cavità dove i resti di un posto di guardia ci ricordano che la grande guerra non ha risparmiato quest’angolo di Dolomiti. Attraverso una serie di cenge si arriva poi al grande camino formato dalla parete dei Maerins. Questa parte superiore la si può definire nel complesso leggermente meno impegnativa soprattutto per la presenza di 3-4 staffe   per appoggiare i piedi ed anche una maggiore presenza di appigli naturali che aiutano a dare sicurezza e stabilità ad una posizione spesso molto verticale ed esposta, resta comunque il fatto che la stanchezza però compensa, in negativo,questo lieve calo delle difficoltà tecniche. A qualche decina di metri dalla base del camino c’è una placca  con una fessura ed si consiglia vivamente di utilizzare tecnica di roccia o si rischia di "tirare" sulle braccia con piede in aderenza facendo doppia fatica. C’è spazio per un terrazzino  dove poter riprendere fiato. Si riparte: il cavo sale dritto su una placca verticale , qualche metro e siamo su un piccolo terrazzino con il libro di vetta. Gli ultimi metri sono fortunatamente muniti anche di qualche qualche staffa  ma le braccia e le gambe sono esauste, pochi passi, pesanti come macigni e si è in vetta-2200mt. Terminato il cavo, lo spettacolo dei prati di Buffaure e il panorama unico sul Catinaccio Rosengarten  invitano a fare una sosta al rifugio Baita Cuz a soli 100metri, ottimo punto di ristoro, il cui gestore Stefano Zulian  è l’ideatore della ferrata.

DISCESA

Le possibilità sono tre:
1- sentiero per la val S. Nicolò che passa dietro i Maerins ( Foscac) riporta direttamente verso la valle. Prima dei prati sotto un gigantesco pilastro giallo, a destra, seguire il sentiero per le palestre di roccia, si raggiunge il parcheggio dopo circa 1.00h località Sauch.
2- piste da sci del Buffaure circa 1.45h.
3- impianto agganciamento automatico che porta alla stazione a valle di Pozza di Fassa.

CONSIDERAZIONI

inviate da LUCIO ZENNARO (CAI Chioggia)
La nuova ferrata sui Maerins va affrontata essendo consapevoli delle sue particolari caratteristiche che vanno rapportate con obiettività al proprio livello di esperienza e di preparazione tecnica e fisica. Si sale arrampicando su una roccia compatta, che in molti tratti si presenta povera di appigli e tale da richiedere una progressione tecnica. Tuttavia, essendo il percorso in parte incassato in stretti canali,l'umidità propria di questo ambiente contribuisce a rendere poco pulita la roccia, la quale presenta spesso una patina superficiale friabile un pò fastidiosa per la progressione in aderenza; altre volte vi si trova invece depositato del terriccio. L'attrezzatura della via è di buona fattura ma piuttosto essenziale in rapporto all'impegno del percorso che comprende vari tratti verticali o strapiombanti. Il primo tratto è stato attrezzato in modo da scoraggiare chi non fosse abbastanza preparato, ma coloro che dovessero proseguire e trovassero poi insormontabile il successivo tratto, costituito senza soluzione di continuità dalla risalita di una fessura verticale, una espostissima traversata strapiombante verso destra ed una ulteriore faticosa risalita, avrebbero qualche difficoltà a procedere a ritroso fino alla base delle rocce e risulterebbe utile in tal caso una corda per discesa in doppia, come pure utile potrebbe essere avere con sè una longe con moschettone a ghiera per eventuali soste che si rendessero necessarie per riposare nei tratti strapiombanti. L'itinerario deve quindi essere percorso solo da chi si senta adeguatamente preparato; in caso contrario rischia di risultare ben poco divertente e di moltiplicare gli interventi dei colleghi dei quattro valorosi soccorritori cui la ferrata è stata dedicata. Alla conoscenza della tecnica di arrampicata deve associarsi una buona forza di braccia ed è certo preferibile non avere sulle spalle zaini pesanti, particolarmente fastidiosi nei tratti a strapiombo.

Commenti   

0 #41 Oreste 2017-10-12 18:02
Percorsa il 11/10/2017 con Sante. La gola iniziale e la parete molto strapiombante ce l'aveva fatta sembrare al limite delle nostre possibilità, invece l'attrezzatura dispiegata la rende solo un pò più atletica di altre(Costantini e Sci club 18). Una variabile molto critica dovrebbe essere data dall'umidità della gola che noi abbiamo trovato quasi asciutta. L'arrivo in vetta apre un panorama formidabile sulla valle di San Nicolò con le pareti dei Maerins che sembrano un piccolo "El Capitan".
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0 #40 Monika Mandi 2017-08-09 08:47
Percorsa il 15/07/2017. Usando le scarpette da arrampicata nel primo e terzo tratto non è eccessivamente faticosa anche se nei tratti strapiombanti bisogna avere braccia allenate. Rispetto alla relazione non ho trovato il camino senza filo di sicurezza dove bisogna arrampicare in opposizione per arrivare alle attrezzature e neanche l'interruzione del filo di sicurezza tra il tratto obliquo e quello verticale sulla parete strapiombante; probabilmente è stata aggiunta qualche attrezzatura successivamente. Attenzione a sabbia e acqua sulle rocce. Con la dovuta preparazione tecnica e fisica è senz'altro da fare. All'uscita della ferrata non mancate di ristorarvi presso il rifugio dove potete incontrare l'autore della ferrata che è persona veramente cortese.
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+5 #39 Luigi Capitani 2016-09-16 14:52
Percorsa il 02/09/2016, padre (51 anni) e figlio (18 anni), con discreta esperienza in ferrata. E'molto bella ed emozionante, ma io l'ho trovata durissima fisicamente, imparagonabile a Tomaselli/Mesules, il traverso strapiombante mette veramente a dura prova le braccia, e da lì tornare indietro mi pare molto difficile; ovviamente mio figlio ha faticato molto meno... Necessari i guanti perchè ci si tira sempre sul ferro. Inoltre molto bagnata. Certo che alla fine la sodidisfazione è enorme!.
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+1 #38 Silvano De Marco 2016-08-25 12:56
Percorsa il 24/08/2016 nel pomeriggio in solitudine...... bellissima emozionante e impegnativa ferrata....il pezzo chiave è comunque quel traverso esposto con doppio cordino, prima di terminare il primo tratto della ferrata. La seconda parte non presenta particolari difficoltà . Consiglio scarpe leggere o da arrampicata,contrariamente a quanto ho letto in altra relazione, è possibile comunque per chi arrivasse al traverso con doppio cordino e non se la sentisse di proseguire, di ritornare indietro ripercorrendo la ferrata al contrario; anche perché essendo un percorso difficile non si trovano quasi mai code.....
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+1 #37 Mirco Dalla Pria 2015-07-04 12:10
Percorsa il 26/06/2015,tecnicamente difficile e stancante per le braccia in quanto si tira molto di corda specie la prima parte, più bella la seconda parte in quanto si può arrampicare di più utilizzando poco il cavo. Bisogna arrivare al traverso più esposto con le braccia possibilmente non esaurite o si rischia di non riuscire a salire sul tratto verticale tornare indietro non è facileun moschettone con fettuccia è quasi obbligatorio per dare riposo nei punti più tosti. Alla baita ho conosciuto l'ideatore del percorso:complimenti e grazie per questo capolavoro.
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+1 #36 Federico Stombelli 2015-03-23 13:48
Percorsa il 15/08/2013 come prima ferrata della mia vita!. L'ho trovata spettacolare, subito nei primi passaggi ti mostra che non è una passeggiata e non è male sapere almeno i movimenti base dell'arrampicata. Passaggio chiave centrale anche strapiombante ma veramente divertente. Finito c'è il trasferimento per l'ultima parte che non è impegnativa come la prima ma comunque verticale e da non sottovalutare!. Il panorama passa un po' in secondo piano perché da sempre sulla valle san nicolò e perché resti troppo concentrato ad andare avanti.
Comunque da fare ma consapevoli delle proprie capacità e da evitare in caso di previsto maltempo. E' difficile trovare gente.
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+1 #35 Antonio Furlan 2015-01-23 00:00
Percorsa il 05/10/2014 La ferrata è composta da due parti, la prima molto impegnativa e resa insidiosa da scoli permanenti di acqua che rendono difficile la progressione, il traverso a due corde è più spettacolare che difficile, comunque resta sempre un bel passaggio. La seconda parte è meno impegnativa e diventa divertente da scalare, il percorso si svolge alla luce del sole, al contrario della prima parte quasi tutta in grotta, la varietà dei passaggi è notevole e con difficoltà variabili. resta una ferrata molto appagante dal punto di vista tecnico, meno da quello paesaggistico anche se la Val di S. Nicolò si mostra in tutta la sua bellezza.
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+3 #34 Giuseppe Bellotto 2015-01-23 00:00
Percorsa il 20/09/2014 con Claudio e Noris... mamma mia che ferrata, in assoluto la piu' difficile ed estrema fatta in vita mia. Tracciata alla Francese la prima parte, verticale bagnata e quasi tutta artificiale. La parte centrale e la finale molto arrampicabile ricca di appigli naturali e sempre verticale. indimenticabile. Un grazie a Noris per l'aiuto in due passaggi molto difficili e Claudio che mi ha aspettato. Baci A NADIA.
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+2 #33 Resi Claudio 2015-01-23 00:00
Percorsa il 05/07/2014 molto tecnica bisogna avere molta esperienza in ferrate grande soddisfazione a fine ferrata.
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0 #32 Aldo Zangheri 2015-01-23 00:00
Percorsa il 22/09/2013, splendida giornata con temperatura ideale. Ferrata per me che non ho tecnica alpinistica, molto dura. Ben più difficile di altre che ho fatto (Piazzetta, Meisules, Tommaselli). Molti punti strapiombanti, con roccia con la pancia che mi hanno messe a dura prova. Passaggio con il doppio cavo molto emozionante e difficile. Non avevo un rinvio per riposare, ma sarebbe stato utilissimo in parecchi punti. Insomma da fare solo per chi ha tecnica di roccia oppure molta forza e resistenza nelle braccia.
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