| |
 |
|
 |
![]() |
| Difficoltà tecniche |
\ |
| Esposizione |
\ |
| Varietà passaggi |
\ |
| Impegno fisico |
\ |
| Interesse paesaggistico |
\ |
| Numero votazioni |
\ |
|
| |
|
|
![]() |
 |
| |
VIA
FERRATA
A.TISSI
|
MONTE
CIVETTA
segnalataci da FABIO TREVISANI &
CLAUDIO MAGRI-Luglio 2010
|
|
|
| |
PERCORSO STRADALE
Provenendo da Belluno-Feltre,è necessario seguire le
indicazioni stradali per
Agordo
percorrendo la scorrevole
strada di fondo valle. All’ingresso del paese di Agordo si
prende la deviazione a destra per il
passo Duran, superato
il quale si scende per qualche km (alcuni tornanti) fino
alla località Chiesa (alcuni edifici),dove si imbocca sulla
sinistra una strada secondaria, per la maggior parte
asfaltata, che in pochi minuti conduce alla malga Grava
(Caséra della Grava), posta in splendida posizione
panoramica e adagiata in una verde conca ai piedi dei gruppi Civetta-Moiazza,dove si parcheggia e dalla quale è già
possibile vedere il percorso
della prima parte dell’escursione che ci condurrà sulla
sommità del Monte Civetta.
AVVICINAMENTO
Sulla comoda stradina che inizialmente costeggia
il torrente (spesso in secca) si comincia a salire
dolcemente per arrivare in pochi minuti alla Forcella della
Grava (o da Pecol, quota 1784mt) , dove un
cartello ci segnala le varie possibilità. Si prosegue per la
strada (sentiero Tivan, segnavia 557), ma solo per poche
centinaia di metri, e precisamente fino alla partenza della
teleferica per il rifugio Torrani a quota 1808, dove ci si
presenta un bivio. Qui prendiamo la deviazione a sinistra
per il rifugio Vazzoler
(segnavia 558): il sentiero sale subito ripidamente ed in
breve ci conduce su un pianoro
dal
quale è ben visibile la Forcella delle Sasse
(quota 2476mt), evidente intaglio posto proprio davanti a noi,e che già appare abbastanza vicino. In realtà manca ancora
parecchio, ed il sentiero, quasi sempre ben marcato,
attraversa per alcune volte il letto del torrente (pure in
secca) salendo ripidamente lungo la linea di massima
pendenza,ora sulla destra ora sulla sinistra. Con un
attraversamento in piano nella parte alta del canale ci si
sposta decisamente sulla sinistra
ma poi
il sentiero riprende a salire ripidamente su terreno talora
un po’ scomodo e franoso
,finché non si giunge alla Forcella delle Sasse ,in
circa 2.00h dalla partenza. Bella vista sia sulla valle da
cui proveniamo sia sul Van della Sasse .
Sullo sfondo la parte sud delle Pale di S. Martino, fra cui
spicca il monte Agner . Dal passo si segue la traccia sulla destra
anche
se le indicazioni per la ferrata Tissi sono riportate solo
qualche decina di metri più avanti, su un sasso :
procedendo con bella vista sul gruppo della Moiazza , posto
alle nostre spalle, si perde un centinaio di metri di quota
per
aggirare uno sperone roccioso risalendo poi sulla destra un
ripido e faticoso ghiaione franoso
(un
passo avanti e mezzo indietro) fino all’attacco della via
(quota 2610, 30-45 minuti da Forcella delle Sasse a seconda
delle condizioni), segnalato da una scritta colorata sulla
roccia, invero piuttosto sbiadita .
L’ultima parte del ghiaione risulta spesso innevato fino a
stagione inoltrata e sono utili un paio di ramponi per risalire in
sicurezza il pendio perché, stante la mancata esposizione al
sole del luogo, la neve è spesso molto dura: una eventuale
scivolata non produrrebbe conseguenze particolarmente gravi
(al di sotto non vi sono “salti nel vuoto”), ma è pur sempre
meglio evitare.
LA FERRATA
La via si svolge quasi per intero sul fianco sud-ovest della
Civetta Bassa
, in una zona poco esposta al sole, e pur essendo
piuttosto breve guadagna quota rapidamente a causa della sua
verticalità, specie nella prima parte. L’attacco è
abbastanza tranquillo
: si sale spostandosi verso sinistra senza
particolari problemi e segue subito un breve tratto un po’
più verticale
che ci conduce ad una larga cengia che ci fa traversare
verso sinistra. A questo punto ci si deve innalzare di quota
di una decina di metri ma per farlo, a seconda delle
stagioni, può essere necessario attraversare un breve tratto
innevato, simile a quello che precedeva l’attacco, che copre
le attrezzature. E’ possibile attraversarlo quasi in piano
(attenzione a non scivolare!) oppure aggirarlo abbassandosi
inizialmente di qualche metro
avendo
cura di restare a ridosso del versante roccioso (che resta
staccato dalla massa nevosa di un certo spazio). Se la neve
(dura) è presente si può senz’altro dire che questo
costituisce il passaggio più delicato della via. La ferrata
prosegue su una spettacolare e liscia placca inclinata
,
attrezzata con pioli (cengia), che sale ripidamente a
ridosso del versante generando progressivamente un vuoto
crescente sulla nostra sinistra. Seguono alcuni tratti
abbastanza ripidi anche se mai del tutto verticali, ricchi
di appoggi per i piedi che ci evitano di affaticare le
braccia
. L’esposizione è talvolta considerevole
ma la via non è mai troppo faticosa e ci consente spesso
di tirare il fiato
, anche perché i brevi passaggi veramente
verticali sono attrezzati con pioli o gradini metallici
. Si
giunge così ad una placca inclinata ed un po’ liscia
che
conduce ad una stretta ed esposta cengia orizzontale
in traverso verso sinistra, sulla quale si fa un po’ di
doccia a causa dell’acqua proveniente dalle sporgenti rocce
soprastanti (prestare attenzione a non scivolare). A questo
punto la parte più impegnativa della ferrata è ormai alle
spalle e la via prosegue con alcune cenge
in
traverso verso la sinistra, alternate a brevi gradini
rocciosi attrezzati
. Spettacolare la comoda cengia finale
,
praticamente orizzontale, posta alla sommità dello
strapiombo soprastante il Van della Sasse. Siamo ormai al
termine del tratto attrezzato
,ed in breve giungiamo sul nevaio sottostante il rifugio Torrani
,
che percorriamo seguendo le orme (se presenti) o,in
alternativa,portandoci al centro di esso
e
risalendolo lungo la linea di massima pendenza (attenzione
in caso di nebbia -
). In breve siamo al bivio
, direttamente sottostante il rifugio, con la discesa per
la via normale. In pochi minuti giungiamo allo spartano ma
accogliente rifugio Torrani
(circa
1.30h dall’attacco).
DISCESA
Dal rifugio, in circa mezz’ora, lungo un facile ed un po’
faticoso sentiero segnalato si sale alla panoramicissima
cima con la originale croce di vetta
,con
splendida vista sulla Civetta Bassa e la Moiazza ed il percorso
svolto
,la conca di Alleghe
e,sul versante zoldano,il Pelmo
a farla da padrone. Dalla cima si può tornare alla base in
due modi: o ripercorrendo il sentiero fino al rifugio
Torrani e poi scendendo lungo la via normale (attenzione ai
tratti attrezzati) oppure, come alternativa un po’ più
faticosa ma gratificante,attraverso la ferrata degli Alleghesi, per percorrere la quale bisogna mettere in conto
almeno 3 ore. In entrambi i casi si sbuca sul sentiero Tivan
(sv. n. 557) non troppo lontani dal rifugio Coldai
(raggiungibile in circa un’ora-un’ora e mezza), percorrendo
il quale si può rientrare in poco più di un’ora alla Casera
della Grava. Va da sé che la discesa dalla ferrata degli
Alleghesi va percorsa solo in caso di tempo assolutamente
stabile perché l’assenza di vie di fuga,l’esposizione della
via e la lunghezza del percorso,da intraprendere per giunta
nelle ore pomeridiane (a meno di pernottare presso il
rifugio),la rendono particolarmente pericolosa nel caso di
temporali.
CONSIDERAZIONI
Sicuramente la via ferrata Attilio Tissi,dal punto di vista
tecnico,è un po’ più impegnativa di quella degli Alleghesi
sia per la verticalità che per l’esposizione,in alcuni
punti notevole,sia per la frequente presenza di tratti
bagnati che costringono a prestare particolare attenzione a
non scivolare, vista la scarsa presa degli scarponi sul
fondo. Alcuni passaggi sono decisamente spettacolari, anche
non vi è la panoramicità della via degli Alleghesi,specie
nella parte finale di quest’ultima, che si svolge quasi
costantemente in cresta. Nel complesso la via risulta
abbastanza facile, anche se esposta,ben attrezzata e
decisamente breve: il tratto attrezzato dura infatti poco
più di un’ora.Nella stagione estiva è sicuramente
consigliabile evitare di affrontare l’escursione troppo
presto, preferibilmente chiedendo informazioni sullo stato
di fatto presso il rifugio Torrani e/o alle guide alpine
prima di affrontarla. Durante il mese di luglio di
quest’anno (2010),infatti,(quando ci siamo passati noi),
all’attacco erano presenti parecchi metri di neve
particolarmente dura, che abbiamo dovuto risalire con i
ramponi per evitare problemi; allo stesso modo, superato il
primo salto roccioso attrezzato, era presente molta neve
dura, da attraversare con molta attenzione per evitare una
scivolata veramente pericolosa.Partendo da Malga Grava, per
la salita al Civetta attraverso la ferrata Attilio Tissi e
la discesa tramite la via degli Alleghesi bisogna mettere in
conto circa 10 ore di cammino, con circa 1600-1700mt
di dislivello e 4-5 ore di tratti attrezzati. Si tratta
dunque di un’escursione molto gratificante (se la nebbia se
ne sta alla larga) ma piuttosto impegnativa dal punto di
vista fisico, da affrontare quindi con tempo decisamente
stabile ed in ottime condizioni di allenamento.
TORNA
MENU' RELAZIONI
VIA NORMALE MONTE CIVETTA SU VIENORMALI.it
|
|
|
|
|