Questa via ferrata è dedicata ai 4 volontari del soccorso
alpino,Alex,Diego,Erwin e Luca morti in Val Lasties il 26
dicembre del 2009,che mettendo al primo posto la vita altrui
hanno donato la propria.
PERCORSO STRADALE
Dal paese di
Pozza di
Fassa-Tn salire per la valle S.Nicolò fino
alla Malga Crocifisso,seguire la strada e 500mt dopo la
Malga Crocifisso si trova,sulla sinistra,un ponticello in
legno sul Rio S.Nicolò e subito oltre una piccola
costruzione in legno su cui è appeso un cartello a freccia
con indicante scritta "ferrata"
.
AVVICINAMENTO
Dal ponte prendere il sentiero forestale che segue per 200mt
il torrente fino all'incrocio del sentiero per Buffaure a
destra. Salirlo per 4 tornanti -circa 15'- per poi puntare
alla base della grande spaccatura della parete
(30') .
Arrivati all'attacco -1550mt- è il caso di prendere fiato
indossare l'imbracatura,il casco e di guardare la splendida
vista sulla cima Dodici situata in un anfiteatro naturale
spettacolare,panorama che oltretutto accompagnerà quasi
costantemente durante la prima parte della salita.
LA FERRATA
I primi metri fanno capire subito il grado
di difficoltà che caratterizzerà il percorso: un impegnativo
camino
su una roccia coperta di un insidiosa sabbiolina
rendono la partenza faticosa ed i meno esperti saranno
portati ad utilizzare molto le braccia. Fortunatamente in un
paio di punti sono presenti gradoni
dove poter per lo meno
meditare su come affrontare i successivi tratti. Cercare con
calma gli appigli giusti è fondamentale per non consumare
troppe energie. Usciti dall’arioso camino ci si trova a
superare un traverso su placca a sinistra
,non estremo,ma da
affrontare con cautela,dopodiché il cavo ricomincia a salire
verticalmente
in un’alternanza di placche
,diedri
e piani
inclinati,ma la roccia offre in questo tratto qualche
appiglio in più dove poter puntare lo scarpone. Si esce a
questo punto su un terrazzo
che fa da base ad un enorme
diedro
: il cavo si inerpica a ridosso di un angusto camino
all’incrocio delle due pareti del diedro stesso per poi
proseguire con un aereo,lungo e strapiombante traverso
in
salita a circa una decina di metri di altezza rispetto al
terrazzo sottostante. Si comincia: si sale in diagonale
verso destra
per raggiungere la base del caminetto,poi
verticalmente
sino ad entrare nello stesso che si rivela
essere strapiombante e alquanto stretto
-presenza staffa metallica-,con lo zaino che crea
qualche difficoltà di passaggio. Una volta superatolo,il
cavo si interrompe e ci attende uno dei passaggi più
delicati di tutta la ferrata: in opposizione tra le due
pareti dobbiamo cercare di arrivare ad agganciare i nostri
moschettoni sulla parete opposta, per poi lasciare quella su
cui ci troviamo. Non ci sono molti appigli e nessuna staffa,dovrete contare solo su una buona tecnica e tanta acrobazia.
Affrontato il passaggio,ci si trova sul traverso
strapiombante dove i piedi sono in appoggio su un cavo
identico a quello a cui ci si attacca (ponte doppio)
. In
questa fase le braccia sono sotto un notevole sforzo ed è
opportuno velocizzare le manovre per uscire quanto prima
dalla scomoda e faticosa situazione. La cosa viene resa
complicata nel passaggio di “clic clac” da un fittone
all’altro perché lo sforzo aumenta e la stabilità diminuisce
letteralmente. Con tanta fatica,il traverso si percorre e
già un altro passaggio chiave ci attende: il cavo
inferiore,quello su cui poggiamo i piedi,termina e l’ultimo
metro e mezzo di traverso lo si deve affrontare facendo
affidamento sulla roccia
(staffa al termine del passaggio). Ora anche il cavo a cui
siamo attaccati si interrompe per riprendere un metro più a
destra con partenza verticale. Questa è una prova fisica e
psicologica dove sbagliare può costare caro (siamo attaccati
al cavo,ma non è mai bello scivolare in ferrata). Usciti
dal traverso (finalmente) si alzano gli occhi al cielo e si
vede la terrazza sovrastante con un pino che proietta la sua
ombra su di noi,ma per raggiungerlo dobbiamo salire ancora
6-7 metri in verticale con il primo tratto strapiombante. Le
braccia possono tradire, lo sforzo fatto sin qui deve
mettere in guardia ed il livello di concentrazione deve
rimanere alto. Termina qui la prima parte della ferrata,in
una grande cengia boschiva; si consiglia vivamente di
prendere fiato e godersi il panorama. Si riparte per un
sentiero di collegamento
tra le due parti della ferrata (possibilità di interrompere
la Via uscendo a sinistra verso Buffaure),per
poi superare un grande traverso attrezzato. La vista sulla
valle è fantastica e l’imponenza e verticalità della parete dei Maerins ci
fa sentire piccoli piccoli. Si superano una serie di cavità
dove i resti di un posto di guardia ci ricordano che la
grande guerra non ha risparmiato quest’angolo di Dolomiti.
Attraverso una serie di cenge si arriva poi al grande camino
formato dalla parete dei Maerins. Questa
parte superiore la si può definire nel complesso leggermente
meno impegnativa soprattutto per la presenza di 3-4 staffe
per appoggiare i piedi ed anche una maggiore presenza di
appigli naturali che aiutano a dare sicurezza e stabilità ad
una posizione spesso molto verticale ed esposta,resta
comunque il fatto che la stanchezza però compensa,in
negativo,questo lieve calo delle difficoltà tecniche. A qualche decina di
metri dalla base del camino c’è una placca
con una fessura
ed si consiglia vivamente di utilizzare tecnica di roccia o
si rischia di "tirare" sulle braccia con piede in aderenza
facendo doppia fatica. C’è spazio per un terrazzino
dove
poter riprendere fiato. Si riparte: il cavo sale dritto su una placca
verticale
,qualche
metro e siamo su un piccolo terrazzino con il libro di
vetta. Gli ultimi metri sono fortunatamente muniti anche di
qualche qualche staffa
ma le braccia e le gambe
sono esauste,pochi passi,pesanti come macigni e si è in
vetta-2200mt.
Terminato il cavo,lo spettacolo dei prati di Buffaure e il panorama unico sul Catinaccio Rosengarten
invitano a fare una sosta al rifugio Baita Cuz a soli 100metri,ottimo
punto di ristoro,il cui gestore Stefano Zulian è
l’ideatore della ferrata.
DISCESA
Le possibilità sono tre:
1- sentiero
per la val S. Nicolò che passa dietro i Maerins ( Foscac)
riporta direttamente verso la valle. Prima dei prati sotto
un gigantesco pilastro giallo,a destra,seguire il sentiero
per le palestre di roccia,si raggiunge
il parcheggio dopo circa 1.00h località Sauch.
2-
piste da sci del Buffaure circa 1.45h.
3- impianto
agganciamento automatico che porta alla stazione a valle di
Pozza di Fassa.
CONSIDERAZIONI
inviate da LUCIO ZENNARO (CAI
Chioggia)
La nuova ferrata sui Maerins va affrontata essendo
consapevoli delle sue particolari caratteristiche che vanno
rapportate con obiettività al proprio livello di esperienza
e di preparazione tecnica e fisica. Si sale arrampicando su una roccia
compatta,che in molti tratti si presenta povera di appigli
e tale da richiedere una progressione tecnica. Tuttavia,essendo il percorso in parte incassato in stretti canali,l'umidità
propria di questo ambiente contribuisce a rendere poco
pulita la roccia,la quale presenta spesso una patina
superficiale friabile un pò fastidiosa per la progressione in aderenza;
altre volte vi si trova invece depositato del
terriccio. L'attrezzatura della via è di buona
fattura ma piuttosto essenziale in rapporto
all'impegno del percorso che comprende vari tratti verticali
o strapiombanti. Il primo tratto è stato attrezzato in
modo da scoraggiare chi non fosse abbastanza preparato, ma
coloro che dovessero proseguire e trovassero poi
insormontabile il successivo tratto,costituito senza
soluzione di continuità dalla risalita di una fessura
verticale,una espostissima traversata strapiombante verso
destra ed una ulteriore faticosa risalita,avrebbero qualche
difficoltà a procedere a ritroso fino alla base delle
rocce e risulterebbe utile in tal caso una corda per discesa
in doppia,come pure utile potrebbe essere avere con sè
una longe con moschettone a ghiera per eventuali soste che
si rendessero necessarie per riposare nei tratti
strapiombanti. L'itinerario deve quindi essere percorso solo da chi
si senta adeguatamente preparato; in caso contrario rischia di risultare
ben poco divertente e di moltiplicare gli interventi dei colleghi dei quattro
valorosi soccorritori cui la ferrata è stata dedicata.
Alla conoscenza della tecnica di arrampicata deve associarsi
una buona forza
di braccia ed è certo preferibile non avere sulle
spalle zaini pesanti,particolarmente fastidiosi nei tratti a strapiombo.