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Il luogo di partenza
della ferrata “Sandro Pertini” al rifugio Stevia è
Selva di Val
Gardena,nella zona
denominata Vallunga,una magnifica valle di origine glaciale,che
fa parte del Parco naturale Odle-Puez.
PERCORSO STRADALE
Per raggiungere Selva
di Val Gardena occorre uscire,per chi proviene
dall’autostrada A22 del Brennero,al casello di Chiusa (tra
le uscite di Bolzano e Bressanone),quindi si prosegue per
26km ca. in direzione della Val Gardena,superando i paesi di
Ortisei e di S.Cristina ed arrivando,dopo pochi
chilometri,nell’abitato di Selva. Seguire poi le indicazioni
per “Vallunga” fino al parcheggio (a pagamento), dove
si trova anche la baita-ristoro “La Ciajota” (1650mt),che segna l’entrata del Parco e della
valle.
AVVICINAMENTO
Dal
parcheggio,attraverso la cancellata in legno,inoltrarsi nella valle e dopo 50mt ca.,ad una
diramazione,imboccare la strada sterrata di sinistra (sulla
destra,invece,c’è un sentiero che conduce alla Cappella di S.Silvestro). Dopo circa 300mt la strada sterrata entra nel
bosco ed inizia a salire. Successivamente,ad un
incrocio,proseguire diritti,ignorando le indicazioni,a
destra,per
il rifugio Puez. La strada ora diventa ripida e,verso la
fine,ad un ometto di sassi,deviare a sinistra per un piccolo
e ripido sentiero,che porta direttamente all’attacco della ferrata
in pochi minuti -1730mt. Si può comunque continuare anche lungo la
strada sterrata fino ad incontrare un grosso blocco di
roccia
(partenza della teleferica di rifornimento del
rifugio Stevia). Giunti davanti al blocco attraversare,verso
sinistra,l’alveo secco di un ruscello e salire in diagonale
per 30mt ca. fino ad un piccolo ghiaione di scolo dove,a
sinistra,nei pressi di un grosso albero,parte il percorso
attrezzato
. Si consiglia di prepararsi per la salita sulla
destra del ghiaione di scolo,poiché più sicuro da caduta
sassi in quanto la Via segue inizialmente uno sviluppo
piuttosto perpendicolare rispetto all'attacco.
LA FERRATA
L'attacco della Via non è attrezzato
quindi si superano alcuni metri di roccette
non impegnativi per raggiungere il cavo
.
Pochi metri di cavo,in appoggio,e si raggiunge un breve
sentiero a sinistra che conduce,in pratica,al vero attacco
della Via
dal quale inizia lo sviluppo verticale della via che
caratterizzerà gran parte del percorso. Si parte quindi
superando comunque roccette piuttosto arrampicabili,caratteristica
costante anche questa della Via,
avendo a sinistra il Sassolungo,fedele compagno lungo
l'intera escursione
.
La progressione,in questo primo tratto,non è particolarmente
impegnativa,nonostante l'esposizione, non essendoci la
presenza di placche levigate o passaggi particolarmente
ostici
. Si raggiunge una serie di staffe metalliche
che sottolineano comunque la volontà degli ideatori del
percorso di non voler comunque alzare eccessivamente il
grado di difficoltà della progressione. Oltre le staffe,a
sinistra,si trova una scala
ed all'uscita una staffa
che fornisce un ulteriore appoggio la dove comunque gli
appoggi abbondano mentre sotto,la visuale,dà il senso di
esposizione e perpendicolarità dello sviluppo rispetto
all'attacco
.
Si traversa facilmente a destra
poi a sinistra
,si
trova anche uno dei pioli metallici sparsi qua e là lungo il
percorso
e tramite una breve cengia
ed una ulteriore staffa
si raggiunge uno spigolo verticale piuttosto suggestivo
ma la tipologia della roccia agevola molto la progressione.
la verticalità iniziale dello spigolo cala notevolmente dopo
pochi metri.
Da qui inizia una continua alternanza di brevi tratti
verticali,in appoggio,
a brevi traversi che costantemente "proiettano" la Via a
sinistra rispetto all'attacco
arrivando così al termine della prima parte
dove il cavo si interrompe ed un breve sentiero
porta all'attacco del secondo tratto attrezzato
-1910mt-
.
Si parte,eventualmente con l'ausilio anche di una staffa
ed un piolo
,si
trovano poi alcune facili roccette
che,a destra,conducono ad un sentiero
ed in pochi passi il cavo riprende in diagonale a sinistra
dove la roccia,essendo ancora a quota relativamente bassa,è
mista a vegetazione
.
Si continua a superare una serie di roccette che se da un
lato non hanno certo la caratteristica della varietà dei
passaggi,dall'altro risultano piuttosto arrampicabili e
divertenti con la qualità della roccia che tende
ulteriormente a migliore man mano che si guadagna quota
assumendo una colorazione più rosea e suggestiva alla luce
del sole. Alcuni gradoni
si alternano a brevi tratti più verticali
,si
sfiora un'esposta placca verticale
che si evita,a destra,tramite il bel traverso "Pradari"
al termine del quale uno spigolo
e facili roccette
portano alla base del torrione finale
da considerazione,dal punto di vista estetico,la parte più
interessante della salita. L'accesso a quest'ultima sezione
è abbastanza singolare in quanto si aggira uno spigolo
roccioso
per raggiungere una scala metallica disposta in orizzontale
che consente di superare un profondo crepaccio e
oltre la quale un sistema di funi metalliche assicura scala
e parete
.
Pochi metri lungo una rara placchetta,attrezzata comunque
anche con staffa
e si risalgono alcuni metri verticali
ma non per questo difficoltosi fino ad una cengia che,a
sinistra
,oltre
alla possibilità di ammirare un notevole panorama
conduce alla base di un lungo diedro (Gran diedro -50mt-
ca.) la cui
verticalità,visto da sotto
,può
creare un certo timore ma,sia la presenza di staffe che la
quantità di appigli rendono la risalita sicuramente più
divertente che difficoltosa pur non sottovalutando comunque
il tratto in particolare da parte di chi,a questo punto
della Via,inizi a risentire della stanchezza. Si attacca il
diedro
,si
raggiunge la serie di staffe
,si
cercano gli appoggi migliori per non stancare le braccia
,e
si giunge alla scala metallica visibile già da bassa quota
oltre la quale un
piccolo traverso esposto porta ad una nicchia naturale dove
è conservato il libro di vetta
e nei cui pressi,sulla
sinistra,è presente un suggestivo rilievo in legno
raffigurante la Madonna col Bambino.
Uno sguardo al tratto verticale appena risalito
e si riparte verso il termine della Via;si aggira lo spigolo
,si
supera un salto verticale
ed in pochi metri
si guadagna il termine del cavo e della Via ferrata
-2140mt-
.
Da questo pianoro,per semplici prati ed in leggera salita
,passando
sopra un caratteristico arco naturale (visibile però solo
dal sentiero di discesa) si arriva,dopo 20'ca.,al rifugio Stevia (ben segnalato con frecce e bolli
rossi) che comprende sia la vecchia malga che il recente
rifugio. Panorama,come solito nelle Dolomiti,strepitoso che
da destra verso sinistra dà modo di ammirare il
Catinaccio,il Sassolungo,il Gruppo del Sella,il Gruppo del Cir ed il
Castello del Chedul,oltre a tutta la valle sottostante (la
Vallunga ed il paese di Selva).
DISCESA
Dal rifugio
Stevia seguire le indicazioni per Selva di Val Gardena,imboccando
il sentiero n.17 denominato S.Silvestro,che porta al rifugio
Juac. Quindi in direzione Selva e,dopo aver superato un
piccolo laghetto,prendere la strada sterrata di sinistra
raggiungendo il sentiero della Via Crucis in località Daunei,sopra
l’abitato di Selva. Infine per esso fino al parcheggio della
Vallunga. In alternativa,dopo 20' ca. di sentiero dal rifugio Stevia,prendere a sinistra il sentiero n.17A chiamato la
Palota,che più rapidamente scende alla località Daunei (1.30h).
CONSIDERAZIONI
Le caratteristiche principali della Via
sono sostanzialmente 2; da un lato la ferrata non offre gran
varietà di passaggi sviluppandosi in gran parte lungo
roccette attrezzate piuttosto verticali ma proprio
quest'ultime donano alla Via la seconda caratteristica di
notevole arrampicabilità senza dover necessariamente
"demolire" le braccia con una continua trazione sul cavo. un
discorso a parte merita la classificazione della difficoltà.
La Via ferrata Pertini è generalmente valutata,nella media
delle Vie ferrate Dolomitiche,piuttosto impegnativa ma
è probabile che tale giudizio venga raggiunto ed attribuito
a causa della notevole e costante esposizione che può
"intimorire" mentre dal punto di vista puramente
tecnico,l'ottima e talvolta eccessiva attrezzatura nonchè la
gran quantità di appigli-appoggi naturali fanno si che la
quantità di passaggi "difficili" si riduca al minimo. Rimane
comunque sottointesa la soggettività,come sempre,dei
giudizi.
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