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Tempo di percorrenza
Da difficile a molto difficile,in dipendenza dalle condizioni della neve.
Tempo di percorrenza

Il percorso è scomponibile in cinque tratti:

1.Dal Lago Fedaia (2050mt) a Pian dei Fiacconi (2685mt):dislivello 630mt,servizio di cabinovia (la prima corsa è verso le 7.30 del mattino per info. tel.0462602535)

2. Da Pian dei Fiacconi alla Forcella Marmolada (attacco ferrata) (2895mt):400mt-1.30h.

3. Da Forcella Marmolada a Punta Penìa (3343mt):dislivello 450mt,circa 2h (dipende dalle condizioni della ferrata).

4. In discesa, da Punta Penìa ritorno a Pian dei Fiacconi per il ghiacciaio: tratto alpinistico,cresta nevosa (la Schena de Mul) + tratto su roccia (I° grado) + tratto su ghiacciaio.Dislivello in discesa 660mt-1.45h

5. Da Pian dei Fiacconi al lago Fedaia:si può fare in cabinovia senza perdere nulla,oppure per i più duri a piedi su comodo sentiero,dislivello in discesa 630mt-1.00h.

Dislivello
-circa 850mt per il giro completo
-450mt la sola ferrata.
Punto di appoggio

-rifugio Pian dei Fiacconi 

-Capanna Marmolada (sorge sulla Punta Penìa a 3340mt)

Punto di appoggio
0462-602535
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Difficoltà tecniche 2.3
Esposizione 2.8
Varietà passaggi 2.8
Impegno fisico 4.2
Interesse paesaggistico 5
Numero votazioni 22
 
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Titolo
 

VIA FERRATA CRESTA OVEST A PUNTA PENIA


MARMOLADA

segnalataci da MAURIZIO TINTORI
 
 

PERCORSO STRADALE

Accesso: da Canazei-Tn in Val di Fassa percorrere la strada asfaltata fino al Passo e al lago Fedaia. Attraversare il lago sulla diga e parcheggiare l’auto nei pressi della partenza della cabinovia per Pian dei Fiacconi. Il lago Fedaia è raggiungibile dal lato orientale salendo da Malga Ciapela.

AVVICINAMENTO

Appena scesi dalla cabinovia,prendere la traccia in direzione ovest. Il percorso si snoda lungo rocce montonate,attraverso dossi dalla chiara fisiografia glaciale. Seguire gli ometti in pietra e le tracce di vernice -segnavia n.606- fino ad aggirare uno sperone roccioso che,perdendo circa 150mt di quota,porta in 1.00h alla base del Ghiacciaio del Vernel. Indossati i ramponi si sale agevolmente il ghiacciaio sino alla piccola crepaccia terminale,che si supera facilmente,dove si incontrano le prime corde fisse.

LA FERRATA

Spogliati i ramponi e indossato il kit da ferrata seguire il cavo di acciaio sino alla vicina Forcella della Marmolada.Negli anni di buon innevamento è possibile superare questo tratto stando a sinistra del cavo metallico,salendo con i ramponi e la piccozza il breve scivolo nevoso che porta alla forcella. Da quest’ultima si gode di un suggestivo scorcio panoramico sulla Val Contrin e l’omonimo rifugio. In caso di maltempo è possibile scendere al rifugio lungo l’impervio canale attrezzato in circa 1.00h. Dalla Forcella della Marmolada la ferrata sale lungo ripide e levigate placche di roccia. File di staffe si alternano a brevi traversate a volte molto esposte e tratti con corrimano che seguono il filo della cresta. Anche in piena estate è facile che le staffe e il cavo, quando questo corre aderente alla roccia,possano essere completamente foderati di ghiaccio. In questo caso valutare attentamente la situazione in quanto potreste trovarvi in qualche punto esposto senza adeguate protezioni . Più in alto,si raggiunge la cresta ovest della Marmolada . A destra si apre il baratro della sud,novecento metri di placche lisce e strapiombanti che precipitano nel vuoto. Potrete in questo punto comprendere quanto coraggio e abilità occorra per arrampicarsi fin quassù dalla parete sud. Non è un caso se su questi strapiombi gialli si sono cimentati solo i più forti alpinisti di ogni epoca. La via "Ideale" di Aste o la famosa "Attraverso il pesce" con le sue placche lisce e strapiombanti. Enormi cornici nevose,nonostante la stagione avanzata,si proiettano nel vuoto di alcuni metri. Meglio tenerne conto e camminare un po’ più a sinistra. In questo punto il filo della cresta piega decisamente a sinistra e,dopo aver aggirato un orrido imbuto di ghiaccio e rocce rotte,termina sull’ampio nevaio terminale. Per tracce di sentiero sulla neve o sulle rocce in caso di scarso innevamento si raggiunge la cima,dove si trova la caratteristica Capanna Punta Penìa. Poco più in alto la croce di vetta,posta a 3343mt,sul tetto delle Dolomiti . Se avete la fortuna di imbattervi in una giornata serena,il panorama spazia a 360 gradi su tutte le Dolomiti. Purtroppo l’occhio cadrà pure sulla orrenda, assurda ed inutile funivia di Punta Rocca. Chiudete gli occhi e fate finta di niente,forse un giorno l’abbatteranno. Prendete un tè alla capanna Marmolada in compagnia dei gracchi,che aspettano come sempre la loro spettanza di cibo,quindi calzate i ramponi e non spogliatevi l’imbrago.

DISCESA

Legati in cordata e piccozza alla mano si scende lungo la facile cresta della Schena de Mul fino alla dorsale rocciosa . Quest’ultima scende per 150mt con facili passaggi di I° grado direttamente sul ghiacciaio sottostante. I passaggi possono presentare qualche insidia in caso di neve o ghiaccio, nel qual caso potrete fare assicurazione sfruttando i numerosi spuntoni di roccia e alcuni pioli metallici già in loco. Il passaggio è spesso affollato nei due sensi, quindi prestate attenzione a non smuovere sassi (casco!). Questo tratto,per chi non ha confidenza con la roccia, può essere considerato il più impegnativo dell'intero giro. Le rocce terminano su una zona di rocce rotte. Un cavo fissato in alto facilita l'attraversamento di questo tratto che si può anche superare traversando a destra e aggirando a monte questa zona. Attenzione al superamento della crepaccia terminale che, in anni con apporti nevosi scarsi, può essere molto aperta. La discesa prosegue poi per traccia nevosa lungo il ghiacciaio della Marmolada,fino a raggiungere il rifugio e gli impianti di Pian dei Fiacconi dove si conclude questo splendido anello in quota.

CONSIDERAZIONI

In questo tratto bisogna prestare la massima attenzione ai crepacci. Sebbene non siano insidiosissimi e numerosi,costituiscono sempre un serio pericolo.

Per rendere sicura questa breve traversata è sufficiente rispettare queste semplici norme:

1-Procedere legati in cordata e in fila indiana,con i ramponi ai piedi e la piccozza nella mano. L’alpinista più esperto dovrebbe stare alla fine della cordata.

2-Non fate cordate con più di tre quattro persone,lasciate tre metri di corda tra un componente e l’altro.

3-Si avanza in discesa col busto flesso in avanti,gambe leggermente divaricate e semiflesse e con le punte leggermente divaricate. Appoggiare tutta la pianta del piede,non solo sulla punta o il tallone. Il braccio deve essere disteso lungo il corpo e la piccozza impugnata per la testa,becca in avanti e palmo della mano appoggiato sulla paletta. Il puntale deve piantarsi nella neve, perciò è indicata una piccozza relativamente lunga muovendosi solo quando è ben piantata. Si procede piantando la piccozza e muovendo due passi,quindi piantare di nuovo la piccozza e muovere ancora due passi,ecc.

4-Se la neve è molle,fate attenzione allo zoccolo di neve che facilmente si forma sotto ai ramponi,impedendo agli stessi di fare presa. Ogni tre quattro passi abituatevi a staccarlo aiutandovi con il manico della picca.

5-Per nessuna ragione deviate dalla traccia,specialmente per aggirare un crepaccio.

6-Se il crepaccio è stretto e i suoi bordi sono ben visibili è meglio saltarlo piuttosto che azzardare il passaggio su ponti di neve.

7-Se il passaggio sui ponti di neve è necessario,fatelo uno alla volta e velocemente, mentre il compagno vi assicura con la piccozza. Questa raccomandazione è tanto più valida, quanto più la temperatura è elevata.

8-In caso di scivolata,se la corda tra un componente e l’altro è lasca,potreste acquistare velocità. Per arrestarsi ci si deve girare pancia sotto con la faccia al monte e con l'altra mano impugnare il manico della piccozza. Piantare la becca nella neve all'altezza dello sterno. Il peso la fa penetrare nella neve rallentando la caduta; tenere le gambe divaricate e i piedi alzati per evitare ribaltamenti. Durante la scivolata è importante mantenersi col capo in alto.

9-Non perdete la concentrazione e l’attenzione fino a che toccate la zona di rocce,a questo punto potrete dire di essere fuori dai pericoli e solo ora potete togliervi imbrago e ramponi.

Indispensabile il casco,il set da ferrata,una corda da alpinismo,ramponi e piccozza. Portarsi inoltre indumenti caldi, guanti pesanti,giacca impermeabile,bevande calde e scarponi che garantiscano una buona tenuta alla neve. Se non avete esperienza su ghiacciaio e sull’uso di piccozza e ramponi,il consiglio è quello di rivolgervi ad una guida alpina. In questi anni di scarso apporto nevoso,il tratto finale su ghiacciaio è infatti diventato abbastanza insidioso,in quanto ricco di zone crepacciate. In caso di nebbia e di scarsa conoscenza del percorso,può essere facile smarrire la traccia e perdersi tra i crepacci. Vorrei inoltre segnalare una nota ad integrazione della ferrata “Punta Penia cresta ovest Marmolada”,che si rende necessaria a causa dell’eccezionale situazione del ghiacciaio della Marmolada. Ho percorso nell’Agosto 2003 il ghiacciaio fino alla vetta trovandolo estremamente pericoloso. A causa del ridotto apporto nevoso degli ultimi anni e del caldo eccezionale di questa estate,si sono aperti numerosi crepacci,molto larghi e profondi,specialmente nella zona mediana del ghiacciaio. Questi obbligano a seguire un percorso ben preciso ma non sempre facile da trovare,specialmente in salita o con scarsa visibilità. A questo va aggiunto che la crepaccia terminale,sotto alle roccette,è molto aperta e si attraversa solo su di un ponte di neve. Si raccomanda pertanto la massima attenzione nei tratti di ghiacciaio se non si è in compagnia di una guida alpina. In alternativa è sempre possibile percorrere la ferrata della cresta Ovest sia in andata che al ritorno,evitando cosi il ghiacciaio. Allego alcune foto a maggior chiarezza ed integrazione della descrizione precedente. 

   

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1- VIA NORMALE PUNTA PENIA su VIENORMALI.it

2- VIA NORMALE PUNTA ROCCA su VIENORMALI.it

3- VIA NORMALE PICCOLO VERNEL su VIENORMALI.it

 

 

 


 
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