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Tempo di percorrenza

Via ferrata mediamente difficile con alcuni tratti difficili in ambiente severo.

Tempo di percorrenza

A seconda del punto di partenza e del percorso di avvicinamento da 4.30h a 8.30h.

Dislivello
Dai Piani di Bobbio o dai Piani di Artavaggio 500mt di cui 130 per la sola ferrata.
-partenza da Barzio aggiungere 800mt
-da Ceresola di Valtorta aggiungere 300mt.
Punto di appoggio

-stazione a monte impianto Ovovia Bobbio 

-rifugio Cazzaniga

-rifugi ai Piani di Bobbio ed ai Piani di Artavaggio

-rifugio Lecco

-rifugio Cazzaniga-Merlin 

-rifugio Nicola.  

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Difficoltà tecniche 2.7
Esposizione 2.4
Varietà passaggi 3.3
Impegno fisico 2.6
Interesse paesaggistico 3.5
Numero votazioni 10
 
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Titolo
 

SENTIERO ATTREZZATO MARIO MINONZIO


ZUCCONE CAMPELLI

segnalatoci da LUCA CALVI-Settembre 2008
 
 

Il gruppo dello Zuccone Campelli presenta,visto da Ovest,un meraviglioso anfiteatro dolomitico. Sulla cresta che unisce lo Zucco di Barbisino al Dente di Campelli ed allo Zuccone Campelli vero e proprio si trova una via ferrata meno pubblicizzata e gettonata della vicina e più atletica via ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola.Meno pubblicizzata,tuttavia,non vuole dire assolutamente meno interessante,anzi,da un punto di vista della varietà alpinistica dell'itinerario,la ferrata Mario Minonzio presenta una più che interessante cavalcata per cresta tra guglie e torrioni,con passaggi difficili ma mai estremamente difficili, da affrontare tanto in salita che in discesa.In ambiente severo,dolomitico,per lo più sul versante settentrionale ed occidentale,è una ferrata di notevole soddisfazione e assolutamente da non sottovalutare,anzi,da riscoprire e gustare in ogni singolo passaggio e panorama offerto,dall'avvicinamento alla discesa.

PERCORSO STRADALE

Ci sono differenti opzioni per portarsi nella zona dello Zuccone Campelli:

A) Si raggiunge Barzio-Lc,800mt,seguendo la Statale della Valsassina.Da qui o in pochi minuti, tramite impianto a fune (attenzione agli orari d'apertura),o con comodo sentiero/carrozzabile,in circa 2.00h ci si porta ai Piani di Bobbio (1640mt).

B) Da Moggio (800mt),in Valsassina, utilizzando la funivia si sale ai Piani di Artavaggio (1650mt) da dove,per comodo sentiero,si raggiunge il Sentiero Attrezzato deglii Stradini e,in circa 2.00h,ci si trova al rifugio Lecco (1777mt) poco sopra i Piani di Bobbio;è anche possibile salire per sentiero dapprima non segnato,poi evidente,in circa due ore,alla Bocchetta di Pesciola (1784mt) da dove,in meno di cinque minuti,ci si porta al rifugio Lecco;un'ulteriore possibilità dai Piani di Artavaggio è portarsi in circa un'ora e mezzo alla Forcella dei Mughi (ca. 2000mt) e da qui,in circa mezz'ora,per lo stupendo Vallone dei Mughi, al rifugio Lecco.

C) Da Valtorta (BG),località Ceresola,(1400mt) per ampia carrozzabile in una quarantina di minuti si giunge ai Piani di Bobbio o,con altri venti minuti circa,al rifugio Lecco.

AVVICINAMENTO

A) Dal rifugio Lecco salire lungo l'evidente sentiero che si inoltra,in leggera salita,lungo il Vallone dei Camosci .Dopo una ventina di minuti, seguendo tracce e rari segni rossi, risalire il comunque evidente canalone  che,con alcuni passaggi un po' più erti agevolati dalla presenza id alcune catene,in circa un'ora dal rifugio porta all'intaglio dove si trova l'attacco della ferrata Minonzio ;

B) Dal rifugio Lecco seguire per alcuni minuti il sentiero che si inoltra nel Vallone dei Camosci. Superata la stazione di arrivo di una seggiovia biposto, si nota sulla sinistra un sentierino,dapprima poco evidente poi  più marcato,che in una ventina di minuti scarsi porta ad una forcellina dove si incontra il sentiero che sale allo Zucco di Barbisino dalle Coldere.Tenendo la destra,dopo pochi metri si incontra una scritta,un po' sbiadita,su un masso,che indica a destra la cengia che porta al sentiero attrezzato.Si prosegue dunque lungo la cengia meridionale del Barbisino,con alcuni passaggi esposti ma di nessuna difficoltà tecnica,che in circa un'ora porta all'intaglio dell'attacco.

C) Per giungere all'attacco della via esiste,inoltre,una terza opzione,un po' più lunga ma incommensurabilmente più appagante:dai Piani di Bobbio,lasciando sulla destra il sentiero che sale al rifugio Lecco,prendere il sentiero che sale dapprima ad una malga,in direzione del Vallone dei Mughi e,poco dopo, ad una costruzione dove si trovano alcuni cartelli indicatori,tra i quali quello che si riferisce proprio alla ferrata Mario Minonzio.Seguire,dunque,l'erto sentiero che, scavato tra roccette ,sale le Coldere e,in una mezz'ora circa,porta alla sella posta al di sopra del rifugio Lecco .Da qui,continuando a seguire i non troppi ma sufficienti segnavia,ci si innalza, con un percorso a zig-zag mai difficile ,fino alla sommità dello Zucco del Barbisino .Discesi alcuni metri,sempre su sentiero evidente e con sufficienti segnavia,si oltrepassa un intaglietto attrezzato con catena e,traversando in quota ,in circa un'ora e mezzo di stupenda e panoramica camminata di cresta dai Piani di Bobbio,si arriva all'intaglio da dove inizia la via ferrata Mario Minonzio .

LA FERRATA

Dall'intaglio che segna l'inizio della via ferrata (nessuna targa,solo un bollo giallo),portarsi verso sinistra a prendere una esposta paretina che sale quasi verticale verso sinistra .La paretina presenta pochi ma netti appigli e garantisce,senza l'uso della catena,una entusiasmante arrampicatina ai limiti del III grado UIAA,peraltro assicurata dalla solita catena a maglia larga e da alcune pediglie che facilitano –eventualmente– l'ascesa.Dopo questo primo salto,il percorso segue con una sorta di piccolo zig-zag per semplici roccette per arrivare a prendere dapprima una bella fessura (arrampicabile con difficoltà non superiori al II grado UIAA),poi,per roccette più semplici,ma sempre esposte,si porta a prendere un tratto di cresta erbosa e praticamente pianeggiante .Al termine di questa crestina,ritroviamo le attrezzature che,mai ridondanti,ci portano ad un primo piccolo intaglio da superare in discesa con difficoltà non superiori al II° grado UIAA. Dopo questa prima discesina ,si risale per una fessura che si allarga a camino fino a portarsi sulla cima di un torrione dal quale si apre un panorama mozzafiato, con viste particolari attraverso una sorta di feritoia del torrione.La fessura,vista da sotto,sembra ben più ardua ,ma le difficoltà,anche in questo caso,non superano il II grado UIAA e risulta molto più semplice,oltre che appagante, salire usando i numerosi e saldi appigli piuttosto che far forza su una catena comunque lasca.Fatti un paio di metri ,si apre di fronte a noi la discesa ,abbastanza lunghetta,che ci porta a discendere di una cinquantina di metri ad un profondo intaglio che ci separa dalla parete finale.La discesa inizia con un a fessura camino di un paio di metri,molto stretta,che conviene scendere o in incastro,o semplicemente usando la catena (passo comunque faticoso).Poi,faccia a monte,conviene portarsi sul margine destro della fessura-camino che dà la direttrice della discesa e procedere arrampicando in discesa, usando i numerosi ed ottimi appigli.Le difficoltà non superano mai il II grado UIAA e,data la presenza di una catena lasca,risulta  molto meno faticoso e più sicura arrampicare,anche se in discesa. In ogni caso,in pochi minuti,sempre ben assicurati, ci si trova sul fondo dell'intaglio,di fronte alla paretina da risalire per giungere alla parte finale dell'itinerario.Si deve ora risalire per un paio di metri in verticale,fino a prendere una sorta di scaglia staccata che viene usata per una traversata ascendente verso destra ,piuttosto esposta e con appoggi ed appigli piccoli ma netti (passaggi sul III grado UIAA),fino ad arrivare ad una scaletta di alcuni metri,che permette di risalire un camino altrimenti ben più difficile .Alla fine della scaletta,troviamo una cengia abbastanza lunga e molto esposta ,ma senza alcuna difficoltà tecnica,che,passando per un paio di vallecole,porta alla base dell'ultimo canale-diedro che viene vinto dapprima per una fessura un po' impegnativa (passaggio sul III grado UIAA) e poi per paretina via via più semplice, fino a girare a sinistra e prendere l'ultimo canalino detritico di pochi metri ,che segna la fine della ferrata Mario Minonzio. Ci si trova, improvvisamente, dall'ombra delle pareti Nord ed Ovest al Sole della Cresta Sud. Girando a sinistra, per evidente sentierino ,in pochi metri si raggiunge la cima del Dente dei Campelli a 2173mt,maggiore elevazione del gruppo dello Zuccone Campelli.Sulla cima,oltre alla croce,è presente una tavola delle montagne circostanti che permette di riconoscere tutte le cime che il panorama a 360° dello Zuccone Campelli offre a chi ci sale.

DISCESA

Per la discesa ci sono due possibilità,oltre,naturalmente,alla percorrenza a ritroso dell'itinerario appena fatto,ovvero per il Canalone dei Camosci,che permette di tornare rapidamente al rifugio Lecco,oppure per la via normale,che deposita in altrettanto breve tempo ai rifugi Cazzaniga-Merlin e Nicola.Per ambedue le possibilità di discesa, occorre portarsi per evidente sentiero di cresta ad una anticima sulla quale è posto un ripetitore .Poco sotto la cima appena raggiunta, per sentierino, si scende ad un intaglio attrezzato che permette di risalire alla cresta ed all'evidente sentiero.Pochi metri di catena e solo un piccolo passaggino in traversata che richiede un minimo di attenzione,ma per pochi secondi.Risaliti sulla cresta,in un paio di minuti si giunge all'anticima col ripetitore .Per scendere nel Canalone dei Camosci,appena sotto l'Anticima,si notano segnali a minio che indicano a destra in direzione del Cristo delle Vette,posto su un'altra elevazione occidentale dello Zuccone.Prima di arrivare al Cristo delle Vette,si nota a destra un canale franoso e ghiaioso con grossi blocchi instabili.Lo si segue con molta attenzione,in un ambiente grandioso ,cercando di smuovere meno sassi possibile,con una discesa spaccagambe che,dopo una ventina di duri minuti,porta su una zona ghiaiosa molto più semplice che permette di scivolare in tutta tranquillità fino al fondo del Vallone dei Camosci ,da dove,in pochi minuti di camminata quasi in piano,si torna al rifugio Lecco.Fare attenzione alle condizioni del Canalone: in presenza di neve (che può durare,data l'esposizione, fino a tarda primavera),è necessario l'uso di ramponi e piccozza.Volendo scendere per la via normale,invece,raggiunta l'Anticima col ripetitore, si segue l'evidente e facile sentiero normale di discesa che, in poco tempo e senza pendenze rilevanti ,in mezzo a prati e grossi massi pullulanti di marmotte ,deposita sul sentiero n.101 delle Orobie a poca distanza dai rifugi Cazzaniga-Merlini e Nicola.

CONSIDERAZIONI

La ferrata Mario Minonzio viene spesso considerata –a torto– meno interessante della vicina e più “gettonata” ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola.In realtà,si tratta di un percorso aspro,avvincente,completo, che consente,soprattutto se si sale all'attacco per il sentiero delle Coldere,una avvincente cavalcata di cresta in un ambiente severo e grandioso,con numerosi passaggi per nulla facili anche se mai molto difficili.Per le sue caratteristiche di ferrata che corre su una cresta, inoltre, la ferrata Mario Minonzio si presta benissimo ad essere percorsa anche in senso inverso.In questo caso,i passaggi “difficili”,cui fare maggior attenzione in discesa,saranno:la parte finale  della paretina-fessurina dopo il primo canalino;la traversatina in discesa sulla lama staccata dopo la scala in discesa;l'ultima parte della risalita dall'intaglio con la fessura stretta e,ovviamente,la paretina finale,che porta all'attacco,che in discesa va affrontata, per praticità,stando molto sulla sinistra della catena per trovare i migliori appoggi per i piedi.Un consiglio, per un percorso grandioso,certamente faticoso ma appagante,è percorrere in salita la ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola.Da qui, per evidente sentiero, portarsi alla base di una paretina di una ventina di metri che,esposta, ma con difficoltà di I+° UIAA, deposita proprio al Cristo delle Vette.Da qui,per facile sentiero,al breve intaglio attrezzato che adduce al Dente dei Campelli,da dove,per la ferrata Minonzio,si andrà a prendere la cresta del Barbisino e,per le Coldere,si scenderà ai Piani di Bobbio,dopo una stupenda ed avvincente cavalcata di cresta dalle sensazioni decisamente dolomitiche.

 

 

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