Il gruppo dello Zuccone Campelli presenta,visto da Ovest,un
meraviglioso anfiteatro dolomitico. Sulla cresta che unisce
lo Zucco di Barbisino al Dente di Campelli ed allo Zuccone
Campelli vero e proprio si trova una via ferrata meno
pubblicizzata e gettonata della vicina e più atletica via
ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola.Meno
pubblicizzata,tuttavia,non vuole dire assolutamente meno
interessante,anzi,da un punto di vista della varietà
alpinistica dell'itinerario,la ferrata Mario Minonzio
presenta una più che interessante cavalcata per cresta tra
guglie e torrioni,con passaggi difficili ma mai estremamente
difficili, da affrontare tanto in salita che in discesa.In
ambiente severo,dolomitico,per lo più sul versante
settentrionale ed occidentale,è una ferrata di notevole
soddisfazione e assolutamente da non sottovalutare,anzi,da
riscoprire e gustare in ogni singolo passaggio e panorama
offerto,dall'avvicinamento alla discesa.
PERCORSO STRADALE
Ci sono differenti opzioni per portarsi
nella zona dello Zuccone Campelli:
A) Si raggiunge
Barzio-Lc,800mt,seguendo la Statale della Valsassina.Da qui o in
pochi minuti, tramite impianto a fune (attenzione agli orari
d'apertura),o con comodo sentiero/carrozzabile,in circa
2.00h ci si porta ai
Piani di Bobbio
(1640mt).
B) Da Moggio (800mt),in
Valsassina, utilizzando la funivia si sale ai Piani di
Artavaggio (1650mt) da dove,per comodo sentiero,si raggiunge
il Sentiero Attrezzato deglii Stradini e,in circa 2.00h,ci
si trova al rifugio Lecco (1777mt) poco sopra i Piani di
Bobbio;è anche possibile salire per sentiero dapprima non
segnato,poi evidente,in circa due ore,alla Bocchetta di
Pesciola (1784mt) da dove,in meno di cinque minuti,ci si
porta al rifugio Lecco;un'ulteriore possibilità dai Piani di
Artavaggio è portarsi in circa un'ora e mezzo alla Forcella
dei Mughi (ca. 2000mt) e da qui,in circa mezz'ora,per lo
stupendo Vallone dei Mughi, al rifugio Lecco.
C) Da Valtorta
(BG),località Ceresola,(1400mt) per ampia carrozzabile in
una quarantina di minuti si giunge ai Piani di Bobbio o,con
altri venti minuti circa,al rifugio Lecco.
AVVICINAMENTO
A) Dal rifugio Lecco
salire lungo l'evidente sentiero che si inoltra,in leggera
salita,lungo il Vallone dei Camosci
.Dopo una
ventina di minuti, seguendo tracce e rari segni rossi,
risalire il comunque evidente canalone
che,con alcuni passaggi un po' più erti
agevolati dalla presenza id alcune catene,in circa un'ora
dal rifugio porta all'intaglio dove si trova l'attacco della
ferrata Minonzio
;
B) Dal rifugio Lecco
seguire per alcuni minuti il sentiero che si inoltra nel
Vallone dei Camosci. Superata la stazione di arrivo di una
seggiovia biposto, si nota sulla sinistra un sentierino,dapprima
poco evidente poi
più marcato,che in una ventina di minuti scarsi porta
ad una forcellina dove si incontra il sentiero che sale allo
Zucco di Barbisino dalle Coldere.Tenendo la destra,dopo
pochi metri si incontra una scritta,un po' sbiadita,su un
masso,che indica a destra la cengia che porta al sentiero
attrezzato.Si prosegue dunque lungo la cengia meridionale
del Barbisino,con alcuni passaggi esposti ma di nessuna
difficoltà tecnica,che in circa un'ora porta all'intaglio
dell'attacco.
C) Per giungere
all'attacco della via esiste,inoltre,una terza opzione,un po' più
lunga ma incommensurabilmente più appagante:dai Piani di
Bobbio,lasciando sulla destra il sentiero che sale al
rifugio Lecco,prendere il sentiero che sale dapprima ad una
malga,in direzione del Vallone dei Mughi e,poco dopo, ad
una costruzione dove si trovano alcuni cartelli
indicatori,tra i quali quello che si riferisce proprio alla
ferrata Mario Minonzio.Seguire,dunque,l'erto sentiero che,
scavato tra roccette
,sale le Coldere
e,in
una mezz'ora circa,porta alla sella posta al di sopra del
rifugio Lecco
.Da qui,continuando a seguire i non
troppi ma sufficienti segnavia,ci si innalza, con un
percorso a zig-zag mai difficile
,fino alla sommità
dello Zucco del Barbisino
.Discesi alcuni
metri,sempre su sentiero evidente e con sufficienti
segnavia,si oltrepassa un intaglietto attrezzato con catena
e,traversando in quota
,in circa un'ora e
mezzo di stupenda e panoramica camminata di cresta dai Piani
di Bobbio,si arriva all'intaglio da dove inizia la via
ferrata Mario Minonzio
.
LA FERRATA
Dall'intaglio che segna l'inizio della
via ferrata
(nessuna targa,solo un bollo
giallo),portarsi verso sinistra a prendere una esposta paretina che sale quasi verticale verso sinistra
.La paretina presenta pochi ma netti appigli e
garantisce,senza l'uso della catena,una entusiasmante
arrampicatina ai limiti del III grado UIAA,peraltro
assicurata dalla solita catena a maglia larga e da alcune
pediglie che facilitano –eventualmente– l'ascesa.Dopo questo
primo salto,il percorso segue con una sorta di piccolo
zig-zag per semplici roccette per arrivare a prendere
dapprima una bella fessura
(arrampicabile con
difficoltà non superiori al II grado UIAA),poi,per roccette
più semplici,ma sempre esposte,si porta a prendere un tratto
di cresta erbosa e praticamente pianeggiante
.Al
termine di questa crestina,ritroviamo le attrezzature
che,mai ridondanti,ci portano ad un primo piccolo intaglio
da superare in discesa
con difficoltà non
superiori al II° grado UIAA.
Dopo questa prima discesina
,si risale per
una fessura che si allarga a camino
fino a
portarsi sulla cima di un torrione dal quale si apre un
panorama mozzafiato, con viste particolari attraverso una
sorta di feritoia del torrione.La fessura,vista da
sotto,sembra ben più ardua
,ma le difficoltà,anche
in questo caso,non superano il II grado UIAA e risulta molto
più semplice,oltre che appagante, salire usando i numerosi e
saldi appigli piuttosto che far forza su una catena comunque lasca.Fatti
un paio di metri
,si apre di fronte a
noi la discesa
,abbastanza lunghetta,che ci porta a
discendere di una cinquantina di metri ad un profondo
intaglio che ci separa dalla parete finale.La discesa inizia
con un a fessura camino di un paio di metri,molto
stretta,che conviene scendere o in incastro,o semplicemente
usando la catena (passo comunque faticoso).Poi,faccia a
monte,conviene portarsi sul margine destro della
fessura-camino che dà la direttrice della discesa e
procedere arrampicando in discesa, usando i numerosi ed
ottimi appigli.Le difficoltà non superano mai il II grado
UIAA e,data la presenza di una catena lasca,risulta
molto meno faticoso e più sicura arrampicare,anche se
in discesa. In ogni caso,in pochi minuti,sempre ben
assicurati, ci si trova sul fondo dell'intaglio,di fronte
alla paretina da risalire per giungere alla parte finale
dell'itinerario.Si deve ora risalire per un paio di metri in
verticale,fino a prendere una sorta di scaglia staccata che
viene usata per una traversata ascendente verso destra
,piuttosto esposta e con appoggi ed appigli piccoli ma
netti (passaggi sul III grado UIAA),fino ad arrivare ad una
scaletta di alcuni metri,che permette di risalire un camino
altrimenti ben più difficile
.Alla fine della
scaletta,troviamo una cengia abbastanza lunga e molto
esposta
,ma senza alcuna difficoltà
tecnica,che,passando per un paio di vallecole,porta alla
base dell'ultimo canale-diedro
che viene vinto
dapprima per una fessura un po' impegnativa
(passaggio sul III grado UIAA) e poi per paretina via via
più semplice, fino a girare a sinistra e prendere l'ultimo
canalino detritico di pochi metri
,che segna la
fine della ferrata Mario Minonzio. Ci si trova,
improvvisamente, dall'ombra delle pareti Nord ed Ovest al
Sole della Cresta Sud. Girando a sinistra, per evidente
sentierino
,in pochi metri si raggiunge la cima del
Dente dei Campelli
a 2173mt,maggiore elevazione
del gruppo dello Zuccone Campelli.Sulla cima,oltre alla
croce,è presente una tavola delle montagne circostanti che
permette di riconoscere tutte le cime che il panorama a 360°
dello Zuccone Campelli offre a chi ci sale.
DISCESA
Per la discesa ci sono due
possibilità,oltre,naturalmente,alla percorrenza a ritroso
dell'itinerario appena fatto,ovvero per il Canalone dei
Camosci,che permette di tornare rapidamente al rifugio
Lecco,oppure per la via normale,che deposita in altrettanto
breve tempo ai rifugi Cazzaniga-Merlin e Nicola.Per ambedue
le possibilità di discesa, occorre portarsi per evidente
sentiero di cresta
ad una anticima sulla quale è
posto un ripetitore
.Poco sotto la cima appena
raggiunta, per sentierino, si scende ad un intaglio
attrezzato che permette di risalire alla cresta ed
all'evidente sentiero.Pochi metri di catena e solo un
piccolo passaggino in traversata che richiede un minimo di
attenzione,ma per pochi secondi.Risaliti sulla cresta,in
un paio di minuti si giunge all'anticima col ripetitore
.Per scendere nel Canalone dei Camosci,appena sotto
l'Anticima,si notano segnali a minio
che indicano
a destra in direzione del Cristo delle Vette,posto su
un'altra elevazione occidentale dello Zuccone.Prima di
arrivare al Cristo delle Vette,si nota a destra un canale
franoso e ghiaioso
con grossi blocchi instabili.Lo
si segue con molta attenzione,in un ambiente grandioso
,cercando di smuovere meno sassi possibile,con una
discesa spaccagambe che,dopo una ventina di duri
minuti,porta su una zona ghiaiosa molto più semplice che
permette di scivolare in tutta tranquillità fino al fondo
del Vallone dei Camosci
,da dove,in pochi minuti di
camminata quasi in piano,si torna al rifugio Lecco.Fare
attenzione alle condizioni del Canalone: in presenza di neve
(che può durare,data l'esposizione, fino a tarda
primavera),è necessario l'uso di ramponi e piccozza.Volendo
scendere per la via normale,invece,raggiunta l'Anticima col
ripetitore, si segue l'evidente e facile sentiero normale di
discesa
che, in poco tempo e senza pendenze rilevanti
,in mezzo a prati e grossi massi
pullulanti di marmotte
,deposita sul sentiero n.101
delle Orobie a poca distanza dai rifugi Cazzaniga-Merlini e
Nicola.
CONSIDERAZIONI
La ferrata Mario Minonzio viene spesso
considerata –a torto– meno interessante della vicina e più
“gettonata” ferrata CAI Barzio allo Zucco di Pesciola.In
realtà,si tratta di un percorso aspro,avvincente,completo,
che consente,soprattutto se si sale all'attacco per il
sentiero delle Coldere,una avvincente cavalcata di cresta in
un ambiente severo e grandioso,con numerosi passaggi per
nulla facili anche se mai molto difficili.Per le sue
caratteristiche di ferrata che corre su una cresta, inoltre,
la ferrata Mario Minonzio si presta benissimo ad essere
percorsa anche in senso inverso.In questo caso,i passaggi
“difficili”,cui fare maggior attenzione in
discesa,saranno:la parte finale
della paretina-fessurina dopo il primo canalino;la
traversatina in discesa sulla lama staccata dopo la scala in
discesa;l'ultima parte della risalita dall'intaglio con la
fessura stretta e,ovviamente,la paretina finale,che porta
all'attacco,che in discesa va affrontata, per
praticità,stando molto sulla sinistra della catena per
trovare i migliori appoggi per i piedi.Un consiglio, per un
percorso grandioso,certamente faticoso ma appagante,è
percorrere in salita la ferrata CAI Barzio allo Zucco di
Pesciola.Da qui, per evidente sentiero, portarsi alla base
di una paretina di una ventina di metri che,esposta, ma con
difficoltà di I+° UIAA,
deposita proprio al Cristo delle Vette.Da qui,per
facile sentiero,al breve intaglio attrezzato che adduce al
Dente dei Campelli,da dove,per la ferrata Minonzio,si andrà
a prendere la cresta del Barbisino e,per le Coldere,si
scenderà ai Piani di Bobbio,dopo una stupenda ed avvincente
cavalcata di cresta dalle sensazioni decisamente
dolomitiche.