PERCORSO STRADALE
Punto di partenza dell’escursione è il
rifugio Dibona (2053mt) raggiungibile in automobile deviando
dalla strada che da
Cortina d'Ampezzo-Bl
conduce al passo Falzarego, poco a monte dell’abitato
di Pocol (cartelli).
AVVICINAMENTO
Dal rifugio
Dibona il sentiero,chiaramente indicato da un cartello in
legno,sale tra il bosco rado di mughi sino a raggiungere la
base dell’imponente parete sud della Tofana di Rozes.Qui si
trova il sentiero n.404 che prendiamo verso sinistra e che
contorna completamente il versante meridionale della
montagna mantenendosi,con scarsi dislivelli,tra la parete a
destra e i pascoli a sinistra.Notiamo in lontananza,davanti
a noi,la Marmolada col suo ghiacciaio,mentre siamo sempre
sovrastati a destra da poderosi strapiombi.Dopo circa 1.15h
di cammino il sentiero piega a destra per portarsi in un
anfratto roccioso dove troviamo l’attacco della via
(2480mt).
LA FERRATA
Dopo
esserci imbragati saliamo 2 scale in ferro che conducono
all’imbocco di una buia e ripida galleria di guerra dotata
di fune metallica come corrimano.(Attenzione: necessaria una
fonte luminosa per persona.Possibilità di ghiaccio presso le
due estremità del tunnel lungo circa 500metri).Si esce dalla
galleria elicoidale in coincidenza della Forcella di Rozes
(2630mt-1.30h di cammino).Il tracciato procede in discesa
per sentiero su ghiaione (possibili tratti innevati anche in
estate) con splendida vista sulla Val Travenanzes,fino a
portarsi ai piedi della parete ovest della montagna a quota
2510mt.Qui riprende la salita attraverso ripidi gradoni
attrezzati con funi metalliche,alternati a tratti su cenge
quasi orizzontali.Si contorna per stretta cengia un diedro
che solca marcatamente la parete per poi riprendere la
salita, ben assicurata con funi,sino al bivio delle Tre Dita
(2680mt–2,30-3h di cammino dalla partenza).Qui termina la
prima parte della ferrata;se le condizioni meteorologiche
non sono propizie o si ha necessità d‘interrompere la
salita,è possibile raggiungere senza alcuna difficoltà
prendendo il sentiero a sinistra,il rifugio Giussani in 30'
circa,dal quale si scende in un’altra ora di cammino al
punto di partenza (rifugio Dibona).Se le
condizioni,invece,sono propizie,si procede prendendo il
sentiero a destra (indicazione “Cima” scritta con vernice)
per affrontare la seconda parte della ferrata.Si traversa
per cengia sino a raggiungere il grande anfiteatro roccioso
ricadente dalla cima stessa.Quasi verticalmente le funi
metalliche guidano per ripidissimi salti rocciosi sino a
raggiungere una serie di cenge inclinate ben gradinate che
la via sfrutta per portarsi all’anticima dove ha termine la
ferrata (3027mt–4.30h dalla partenza).Da qui,ancora una
volta è possibile scendere,in caso di nebbia o neve,al
rifugio Giussani sfruttando la via normale che scende con
traccia su ghiaioni alla sinistra.Se il tempo è invece
favorevole,non restano che gli ultimi 40' di cammino per
risalire la sinuosa cuspide sommitale della vetta,innevata
fino ad estate inoltrata.Ci scostiamo sui ghiaioni a destra
della cresta nell’ultimo tratto prima si raggiungere la
vetta (3225mt–circa 5h dalla partenza-libro di vetta).
DISCESA
Il ritorno più comodo,come
anticipato,consiste nel tornare all’anticima,da dove si
segue la via normale tra gradoni rocciosi e ghiaie che
conduce al rifugio Giussani,ben visibile in basso sin dalla
vetta (attenzione ai bolli blu,possibili estesi campi di
neve anche in piena estate).
CONSIDERAZIONI
Dalla cima al rifugio occorre
preventivare 1.30h circa alla quale va aggiunta un’altra ora
per rientrare al rifugio Dibona.In tutto,l’escursione
richiede 7,30–8h circa discesa compresa.Nel complesso,un
itinerario assai impervio a differenza di altri nelle
Dolomiti.A sorprendere è la lunghezza dell’intero itinerario
e del tratto ferrato.Questa splendida escursione richiede
ottimo allenamento,mentre le difficoltà tecniche restano
complessivamente medie.Lungo le cenge della prima parte è
sempre possibile la caduta di sassi,mentre la seconda parte
della ferrata e la via normale che si sfrutta per la discesa
risultano spesso innevate anche in piena estate per cui è
sempre consigliabile informarsi alla partenza, presso il
rifugio Dibona,sulla necessità di avere con sé piccozza e/o
ramponi.E’ consigliabile una torcia a testa per il tunnel
percorso inizialmente.Occorre osservare che la vera salita
comincia alle Tre Dita,mentre nel primo tratto di ferrata si
guadagna poco in altitudine in quanto la risalita della
galleria e dei gradoni attrezzati viene parzialmente
compensata dal percorso degradante delle cenge sfruttate
dalla ferrata nel suo percorso iniziale.A differenza di
altre ferrate si presenta quindi piuttosto impegnativa nel
settore superiore e non subito nella parte iniziale,da qui
l’importanza di valutare bene le proprie condizioni dopo
aver concluso la prima parte.Noi l’abbiamo percorsa sabato
17 luglio 2004 restando sorpresi per la tanta neve,ma anche
restando assai soddisfatti per il perfetto connubio tra
tecnica e splendidi panorami:la consigliamo a qualunque "ferratista"
con buona resistenza alla camminata,mentre la sconsigliamo a
chi si sta accostando da poco tempo alle vie ferrate.