PERCORSO STRADALE
Da
Agordo
nella Val Cordevole o da Chiesa in
Val Zoldana
è necessario raggiungere,in entrambi i
casi su strada a tratti stretta ed un pò sconnessa,passo
Duran a quota 1600mt dove si può parcheggiare nei pressi dei
rifugi Tomè e San Sebastiano.
AVVICINAMENTO
Dal parcheggio del rifugio San Sebastiano
(cartelli) parte il sentiero n.549 che conduce attraverso un
breve tratto di pascoli con segni di erosione alla strada
sterrata che passando sopra Malga Duran raggiunge il rifugio
Bruto Carestiato (1834mt) in circa 45' dal passo. L'attacco
della ferrata si trova seguendo a nord l'indicazione
"ferrata G.Costantini" e dista circa 10' dal rifugio
Carestiato su facile sentiero (1860mt).
LA FERRATA
La via inizia in breve traversata verso sinistra ma presto
ripiega in verticale su roccia povera di appoggi per i piedi
ma attrezzata con pioli metallici
e mantiene il proprio sviluppo sulla destra rispetto al
vallone di roccia concava gialla e nera che caratterizza la
parete.Si prosegue nuovamente in traversata obliqua a
sinistra senza appoggi artificiali ma su roccia più
gradinata
;tecnicamente
l'impegno non è elevato ma è necessario procedere con molta
cautela vista l'alta esposizione
.I
primi tratti verticali si avvicinano e ci si trova ad
affrontare placche inclinate che si riescono a superare
grazie ad una buona aderenza degli scarponi
,al
contrario risultano molto impegnative nel caso di roccia
umida.Si guadagna quota salendo lungo la roccia nera
parallelamente
all'ampia ed impressionante conca centrale che delimita il
margine sinistro della via,fino a raggiungere tratti di
parete più gradinati dove il cavo è utilizzabile come
scorrimano ed è possibile avanzare grazie a facili appigli
naturali
.Un
breve tratto tra mughi e cengette porta a destra ed aiuta a
prender fiato prima di un nuovo tratto verticale
in leggera diagonale a ssinistra su roccia salda
,appoggi
artificiali per i piedi non se ne trovano e ci si trova
costretti a procedere per brevi tratti in aderenza
.L'esposizione
aumenta
,è
d'obbligo procedere con cautela scegliendo con cura gli
appoggi per non "stressare" oltre misura le braccia ma la
prima grande cengia è in arrivo ed incamminandosi in
direzione est,dopo alcune facili roccette si ritrova la fune
d'acciaio tesa in verticale con progressione facilitata
dalla roccia frastagliata
e dal cavo sempre
ben teso.Un piccolo pulpito permette di riposare e di
"studiare"lo spigolo attrezzato sopra di noi ma
non sembra di eccessivo impegno tecnico
così come le successive roccette non attrezzate (dove
l'attenzione è comunque d'obbligo).Si prosegue tra roccette,mughi
ed un ripido
sentiero su pendio erboso fino ad arrivare sotto
l'insenatura della grande parete a quota 2170mt.Qui si trova
quello che spesso si legge nei testi (probabilmente a
ragione) come "punto chiave" della Costantini ovvero un
traverso a sinistra lungo circa 7-8mt dove le braccia sono
estremamente sollecitate e gli appoggi per i piedi sono
rappresentati unicamente da due incavi nella
roccia dove a fatica si riesce ad appoggiare la punta degli
scarponi ma risultano ugualmente di grande aiuto anche se
situati nel tratto finale del traverso
.Al
termine si possono appoggiare i piedi su una staffa
rettangolare e procedere in verticale grazie a pioli e
successive staffe metalliche
per non bloccare eventuali altri escursionisti in mezzo al
traverso.Si prosegue prima su roccia verticale per una
cinquantina di metri mantenendosi sempre a destra
dell'insenatura centrale della parete poi
lungo un breve spigolo dove le roccia migliora e facilita la
progressione ed infine all'interno di un canalino
superato il quale ci si ritrova in comoda posizione grazie
ad un panoramico pulpitino
.Inizialmente
con sentiero poi con alcuni passaggi attrezzati
si aggira a destra una testa rocciosa arrivando alla base
della parete di Cima Cattedrale dove un iniziale salto
verticale
si sposta poi a sinistra
all'interno di un lungo canale inclinato dove non si trovano
passaggi particolarmente tecnici se non un pò di affanno per
l'eventuale esposizione al sole.Si arriva alla Pala del
Belia a quota 2295mt (cartello) trovando prima il bivio che
a sinistra riporta a valle interrompendo la ferrata e
rappresentando così una prima via di fuga anche se su
sentiero abbastanza impegnativo; questo bivio che
rappresenta anche un punto di sosta è individuabile da un
grosso masso sopra il quale è indicato il rifugio Carestiato
con scritta rossa e freccia.L'itinerario continua ad est
lungo la parete destra.di una stretta gola
e porta a Cima Cattedrale (2557mt 4h).Una freccia indica che
la via traversa a sinistra,si entra nella conca sotto la
Cresta delle Masenade,la si risale lungamente tramite
placchette affannose ed impegnative
in particolare il tratto finale.Si
esce dalla conca su un terrazzo
,si
aggira lo spigolo su stretta cengia
e si sale per placche ripide
fino ad arrivare alla Cresta delle Masenade (2737mt
1.00h).Finalmente a nord-ovest appare la Cima Moiazza sud
con le sue pareti gialle-nere.La cresta,molto panoramica,che
degrada verso nord-ovest,è particolarmente "affilata"in
alcuni punti
a cengette in altri e scende alla Forcella delle Masenade a
quota 2650mt dove a destra. un cartello indica la traccia di
discesa per il bivacco Grisetti
(nel caso di giornata limpida il rosso bivacco è visibile ad
occhio nudo mentre in caso di nebbia è sconsigliabile la
discesa verso quest'ultimo).Dalla forcella si cammina
sovrastando a nord il ripido ghiaione lungo il punto basso
della cresta (2610mt),si giunge ad uno stretto camino
superato il quale si sale in esposizione al grande pendio
dietritico sovrastante.Un ripido e faticoso sentiero a
tornanti porta alla sella
alta a quota 2784mt in circa 1.00h dalla Cresta delle
Masenade.Qui oltre che ad un buon punto di sosta vi si trova
anche il bivio per la Cima. Proseguendo per la cima ci si
trova subito ad affrontare una traversata
a destra su roccia liscia
in direzione sud-est,si svolta poi a sinistra salendo su
ruvide placche ed in circa 25' ci si trova all'inizio della
crestina sommitale
traversata la quale si raggiunge rapidamente la Moiazza sud
(2878mt)
(spettacolare veduta panoramica).
DISCESA
Per continuare l'escursione è necessario ripercorrere a
ritroso la salita alla cima tornando così al bivio (alta
sella) dove questa volta si prosegue a sinistra in direzione
della maestosa cengia Angelini segnalata con cartello e
bolli rossi.Si procede in grande esposizione fra pareti
strapiombanti e talvolta stretti passaggi non assicurati che
nel caso di nevicata notturna si mantengono innevati anche
il giorno successivo
;in
questo caso può risultare utile l'utilizzo di una ventina di
metri di corda come autoassicurazione oppure come
consigliato anche dal gestore del rifugio Carestiato
prendere in considerazione la possibilità di interrompere
l'escursione ritornando al bivio della Forcella Masenade e
scendere in direzione del bivacco Grisetti. Aggirando alcuni
spigoli,la cengia Angelini,porta alla base della parete
ovest dove inizia la discesa nella ghiaione
del Van delle Nevere (2670mt cartello) su traccia di ripido
sentiero mentre sotto di noi già si vede il bivacco
Ghedini-Moiazza (2600mt) raggiungibile in circa 50' dalla
sella alta:è il caso di riposare e rifocillarsi in quanto da
qui inizia la lunga discesa.A pochi metri dal bivacco si
vedono le corde fisse che scendono nel canalone del Van del
Cantoni ma al dire il vero dopo pochi metri di discesa
proseguono traversando per un centinaio di metri in lieve
salita sotto la cima delle Nevere in direzione sud-est.Al
termine della traversata la discesa inizia e prosegue su
terreno misto:ripidi salti verticali attrezzati
si alternano a tratti di ripido sentiero o ripide rocce
levigate.Si arriva in fondo al ghiaione a quota 2120mt,da
qui il sentiero costeggia un piccolo canalone secondario
deviando pian piano a sinistra in direzione dei verdi mughi
sottostanti tra i quali già si intravede il sentiero n.554
(cartelli) che a breve incrocia l'alta via delle Dolomiti
n.1 (1.45h dal bivacco) a quota 1780mt dove in direzione est
con leggero saliscendi in circa 40' si raggiunge il rifugio
Carestiato.
CONSIDERAZIONI
Generalmente si utilizza il rifugio Carestiato come punto
di pernottamento la sera prima della ferrata.La Costantini è
giudicata la più bella,più lunga e più difficile ferrata
delle Dolomiti,per questo richiede buone condizioni fisiche
nonchè meteo.Attenzione nel caso di roccia umida poichè la
progressione diventa ancor più faticosa specialmente nel
primo tratto.Eccetto i tratti attrezzati talvolta un pò
ripidi,la discesa non richiede un impegno tecnico
particolare come la salita ma l'estrema lunghezza della via
può causare eccessiva stanchezza nelle gambe e quindi
rendere impegnativi anche i tratti di sentiero.Una volta
lasciato il rifugio non vi è più possibilità di recuperare
acqua potabile.