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Tempo di percorrenza
Salita molto difficile con il passaggio del traverso estremamente difficile mentre la discesa risulta moderatamente difficile ma il tutto viene appesantito dall'estrema lunghezza del percorso!.
Tempo di percorrenza

Dal rifugio Carestiato alla cima Moiazza 6.30h con eventuali breve soste.

-dalla sella alta (bivio per la cima) al biv.Moiazza 1.00h.

-dal biv.Moiazza ai mughi 1.45h+30' per il rifugio Carestiato.

-complessivamente,partenza e ritorno passo Duran 10.00h ca.

Dislivello
1250mt in salita ed altrettanti in discesa.
Punto di appoggio

-rifugio Tomè 

-rifugio San.Sebastiano 

-rifugio Bruto Carestiato 

-bivacco Grisetti  

-bivacco Moiazza

Punto di appoggio
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Difficoltà tecniche 4.1
Esposizione 3.7
Varietà passaggi 4.7
Impegno fisico 5
Interesse paesaggistico 4.3
Numero votazioni 22
 
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Titolo
 

VIA FERRATA GIANNI COSTANTINI


CIMA MOIAZZA SUD

BY- VIEFERRATE.IT-Settembre 2002
 
 

PERCORSO STRADALE

Da Agordo nella Val Cordevole o da Chiesa in Val Zoldana è necessario raggiungere,in entrambi i casi su strada a tratti stretta ed un pò sconnessa,passo Duran a quota 1600mt dove si può parcheggiare nei pressi dei rifugi Tomè e San Sebastiano.

AVVICINAMENTO

Dal parcheggio del rifugio San Sebastiano (cartelli) parte il sentiero n.549 che conduce attraverso un breve tratto di pascoli con segni di erosione alla strada sterrata che passando sopra Malga Duran raggiunge il rifugio Bruto Carestiato (1834mt) in circa 45' dal passo. L'attacco della ferrata si trova seguendo a nord l'indicazione "ferrata G.Costantini" e dista circa 10' dal rifugio Carestiato su facile sentiero (1860mt).

LA FERRATA

La via inizia in breve traversata verso sinistra ma presto ripiega in verticale su roccia povera di appoggi per i piedi ma attrezzata con pioli metallici e mantiene il proprio sviluppo sulla destra rispetto al vallone di roccia concava gialla e nera che caratterizza la parete.Si prosegue nuovamente in traversata obliqua a sinistra senza appoggi artificiali ma su roccia più gradinata ;tecnicamente l'impegno non è elevato ma è necessario procedere con molta cautela vista l'alta esposizione .I primi tratti verticali si avvicinano e ci si trova ad affrontare placche inclinate che si riescono a superare grazie ad una buona aderenza degli scarponi ,al contrario risultano molto impegnative nel caso di roccia umida.Si guadagna quota salendo lungo la roccia nera  parallelamente all'ampia ed impressionante conca centrale che delimita il margine sinistro della via,fino a raggiungere tratti di parete più gradinati dove il cavo è utilizzabile come scorrimano ed è possibile avanzare grazie a facili appigli naturali .Un breve tratto tra mughi e cengette porta a destra ed aiuta a prender fiato prima di un nuovo tratto verticale in leggera diagonale a ssinistra su roccia salda ,appoggi artificiali per i piedi non se ne trovano e ci si trova costretti a procedere per brevi tratti in aderenza .L'esposizione aumenta ,è d'obbligo procedere con cautela scegliendo con cura gli appoggi per non "stressare" oltre misura le braccia ma la prima grande cengia è in arrivo ed incamminandosi in direzione est,dopo alcune facili roccette si ritrova la fune d'acciaio tesa in verticale con progressione facilitata dalla roccia frastagliata e dal cavo sempre ben teso.Un piccolo pulpito permette di riposare e di "studiare"lo spigolo attrezzato sopra di noi ma non sembra di eccessivo impegno tecnico così come le successive roccette non attrezzate (dove l'attenzione è comunque d'obbligo).Si prosegue tra roccette,mughi ed un ripido sentiero su pendio erboso fino ad arrivare sotto l'insenatura della grande parete a quota 2170mt.Qui si trova quello che spesso si legge nei testi (probabilmente a ragione) come "punto chiave" della Costantini ovvero un traverso a sinistra lungo circa 7-8mt dove le braccia sono estremamente sollecitate e gli appoggi per i piedi sono rappresentati unicamente da due incavi nella roccia dove a fatica si riesce ad appoggiare la punta degli scarponi ma risultano ugualmente di grande aiuto anche se situati nel tratto finale del traverso .Al termine si possono appoggiare i piedi su una staffa rettangolare e procedere in verticale grazie a pioli e successive staffe metalliche per non bloccare eventuali altri escursionisti in mezzo al traverso.Si prosegue prima su roccia verticale per una cinquantina di metri mantenendosi sempre a destra dell'insenatura centrale della parete poi lungo un breve spigolo dove le roccia migliora e facilita la progressione ed infine all'interno di un canalino superato il quale ci si ritrova in comoda posizione grazie ad un panoramico pulpitino .Inizialmente con sentiero poi con alcuni passaggi attrezzati si aggira a destra una testa rocciosa arrivando alla base della parete di Cima Cattedrale dove un iniziale salto verticale si sposta poi a sinistra all'interno di un lungo canale inclinato dove non si trovano passaggi particolarmente tecnici se non un pò di affanno per l'eventuale esposizione al sole.Si arriva alla Pala del Belia a quota 2295mt (cartello) trovando prima il bivio che a sinistra riporta a valle interrompendo la ferrata e rappresentando così una prima via di fuga anche se su sentiero abbastanza impegnativo; questo bivio che rappresenta anche un punto di sosta è individuabile da un grosso masso sopra il quale è indicato il rifugio Carestiato con scritta rossa e freccia.L'itinerario continua ad est lungo la parete destra.di una stretta gola e porta a Cima Cattedrale (2557mt 4h).Una freccia indica che la via traversa a sinistra,si entra nella conca sotto la Cresta delle Masenade,la si risale lungamente tramite placchette affannose ed impegnative in particolare il tratto finale.Si esce dalla conca su un terrazzo ,si aggira lo spigolo su stretta cengia  e si sale per placche ripide fino ad arrivare alla Cresta delle Masenade (2737mt 1.00h).Finalmente a nord-ovest appare la Cima Moiazza sud con le sue pareti gialle-nere.La cresta,molto panoramica,che degrada verso nord-ovest,è particolarmente "affilata"in alcuni punti a cengette in altri e scende alla Forcella delle Masenade a quota 2650mt dove a destra. un cartello indica la traccia di discesa per il bivacco Grisetti (nel caso di giornata limpida il rosso bivacco è visibile ad occhio nudo mentre in caso di nebbia è sconsigliabile la discesa verso quest'ultimo).Dalla forcella si cammina sovrastando a nord il ripido ghiaione lungo il punto basso della cresta (2610mt),si giunge ad uno stretto camino superato il quale si sale in esposizione al grande pendio dietritico sovrastante.Un ripido e faticoso sentiero a tornanti porta alla sella alta a quota 2784mt in circa 1.00h dalla Cresta delle Masenade.Qui oltre che ad un buon punto di sosta vi si trova anche il bivio per la Cima. Proseguendo per la cima ci si trova subito ad affrontare una traversata a destra su roccia liscia in direzione sud-est,si svolta poi a sinistra salendo su ruvide placche ed in circa 25' ci si trova all'inizio della crestina sommitale traversata la quale si raggiunge rapidamente la Moiazza sud (2878mt) (spettacolare veduta panoramica).

DISCESA

Per continuare l'escursione è necessario ripercorrere a ritroso la salita alla cima tornando così al bivio (alta sella) dove questa volta si prosegue a sinistra in direzione della maestosa cengia Angelini segnalata con cartello e bolli rossi.Si procede in grande esposizione fra pareti strapiombanti e talvolta stretti passaggi non assicurati che nel caso di nevicata notturna si mantengono innevati anche il giorno successivo ;in questo caso può risultare utile l'utilizzo di una ventina di metri di corda come autoassicurazione oppure come consigliato anche dal gestore del rifugio Carestiato prendere in considerazione la possibilità di interrompere l'escursione ritornando al bivio della Forcella Masenade e scendere in direzione del bivacco Grisetti. Aggirando alcuni spigoli,la cengia Angelini,porta alla base della parete ovest dove inizia la discesa nella ghiaione del Van delle Nevere (2670mt cartello) su traccia di ripido sentiero mentre sotto di noi già si vede il bivacco Ghedini-Moiazza (2600mt) raggiungibile in circa 50' dalla sella alta:è il caso di riposare e rifocillarsi in quanto da qui inizia la lunga discesa.A pochi metri dal bivacco si vedono le corde fisse che scendono nel canalone del Van del Cantoni ma al dire il vero dopo pochi metri di discesa proseguono traversando per un centinaio di metri in lieve salita sotto la cima delle Nevere in direzione sud-est.Al termine della traversata la discesa inizia e prosegue su terreno misto:ripidi salti verticali attrezzati si alternano a tratti di ripido sentiero o ripide rocce levigate.Si arriva in fondo al ghiaione a quota 2120mt,da qui il sentiero costeggia un piccolo canalone secondario deviando pian piano a sinistra in direzione dei verdi mughi sottostanti tra i quali già si intravede il sentiero n.554 (cartelli) che a breve incrocia l'alta via delle Dolomiti n.1 (1.45h dal bivacco) a quota 1780mt dove in direzione est con leggero saliscendi in circa 40' si raggiunge il rifugio Carestiato.

CONSIDERAZIONI

Generalmente si utilizza il rifugio Carestiato come punto  di pernottamento la sera prima della ferrata.La Costantini è giudicata la più bella,più lunga e più difficile ferrata delle Dolomiti,per questo richiede buone condizioni fisiche nonchè meteo.Attenzione nel caso di roccia umida poichè la progressione diventa ancor più faticosa specialmente nel primo tratto.Eccetto i tratti attrezzati talvolta un pò ripidi,la discesa non richiede un impegno tecnico particolare come la salita ma l'estrema lunghezza della via può causare eccessiva stanchezza nelle gambe e quindi rendere impegnativi anche i tratti di sentiero.Una volta lasciato il rifugio non vi è più possibilità di recuperare acqua potabile.

 

 

 

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