Il
Moregallo -1276mt-
è la montagna simbolo di Valmadrera,una elevazione che, a
dispetto dell’altitudine modesta,presenta caratteristiche
decisamente alpine,vuoi per la roccia dolomitica,vuoi per i
profondi canaloni incassati tra pareti formate da guglie
appuntite,vuoi per il dislivello,mai inferiore ai mille
metri,che attende l’escursionista intenzionato a gustare i
magnifici panorami che offre la sua cima. La via più diretta
per salire alla cima dal centro di Valmadrera -250mt- è
rappresentata dal Canalone Belasa,una via nota solo agli
alpinisti ed ai cacciatori locali fino a un paio d’anni fa,
quando la benemerita OSA di Valmadrera ha deciso di
segnalare ed attrezzare l’itinerario con alcune catene in
sei-sette punti,dove cioè il grado di difficoltà superava il
II grado della scala UIAA. Il percorso viene definito “per
escursionisti esperti”,anche se,in effetti,si tratta di un
itinerario attrezzato di carattere più alpinistico che
escursionistico.
PERCORSO STRADALE
Dal centro di
Valmadrera (250mt)
salire alla frazione Belvedere (290mt) seguendo le
indicazioni per San Tomaso (pochissime possibilità di
parcheggio,meglio lasciare l’auto in uno dei parcheggi del
centro).
AVVICINAMENTO
Seguendo la strada acciottolata,dopo pochi minuti si
raggiunge la Cappelletta della VARS,dove numerosi segnavia
indicano il sentiero che sale verso la sorgente di
Sambrosera (715mt),che viene raggiunta in poco più di
un’ora. La sorgente di Sambrosera è il più importante
crocevia dei sentieri del Moregallo ed offre,oltre ad
un’acqua freschissima, un piccolo punto di riposo attrezzato
con un paio di panche.Abbondanti segnavia indicano la
direzione da prendere,sottolineando subito il carattere “per
esperti” dell’itinerario
.
LA FERRATA
Il Canalone Belasa inizia seguendo in
linea diretta l’andamento del canalone stesso per un
sentierino poco evidente ma ben segnato a minio,tra arbusti,
alberelli e piccole pietraie alternate a tratti di pietrisco
o terriccio abbastanza franosi e faticosi
.La
pendenza costante, sempre sostenuta, permette di guadagnare
rapidamente quota e ben presto il fondo diventa roccioso,
per quanto alternato a tratte di pietrisco e
terriccio,incontrando i primi saltini rocciosi composti da
roccette di I° e II° grado UIAA.Con pendenza sempre sostenuta
si incontrano anche alcuni salti attrezzati,la cui
difficoltà, se percorsi in libera, si aggira attorno al
limite superiore del III° grado UIAA,ma che sono stati
attrezzati con catene per la progressione. I singoli salti,
tuttavia, non sono assolutamente esposti e consentono una
progressione tanto “in libera” che facendo trazione sulla
catena senza eccessivi patemi d’animo. Il primo
saltino,attrezzato con catena,è una placchetta appoggiata
decisamente facile
,cui segue un altro tratto
abbastanza franoso ed alcune boccette, fino ad arrivare al
secondo salto attrezzato,una rampetta appoggiata
ma
decisamente non troppo appigliata che costringe ad un sano
gioco di aderenza per evitare di dover salire con la sola
forza delle braccia. A questo secondo salto fa seguito un
tratto di roccette con difficoltà massime di II grado,
piacevole e divertente
che permette di guadagnare
ulteriormente quota, mentre attorno i panorami spaziano
sulle guglie
che sembrano fungere da guardiani di
questo stupendo canalone,mentre davanti comincia a
mostrarsi,ormai al di fuori della vegetazione,la cresta del Moregallo
. Dopo un altro tratto di roccette,valutabili
di II° grado
con alcuni passaggetti un po’ più
“pepati”,si raggiunge un terzo salto,invero ben più arduo
dei precedenti
. Si tratta di una sorta di caminetto
lievemente strapiombante ed abbastanza povero di appoggi per
i piedi (valutabile al limite inferiore del IV° grado
UIAA),per risalire il quale, non volendo ricorrere alla
“forza bruta” sulla catena,occorre saper lavorare di
aderenza con gli scarponi. Anche in questo caso,comunque,il
passaggio è breve e si continua a salire con pendenza
costante lungo una bellissima e divertente rampa di II° grado
che adduce ad un altro saltino attrezzato, anche
in questo caso abbastanza povero di appigli ma superabile
tanto in libera (III+ circa) che con una breve “trazione”
sulla catena
.Poco dopo,sulla destra,incontriamo un
altro passaggio attrezzato con catena,una sorta di piastrino
che,però,permette una salita ben meno faticosa se lo si
supera facendo affidamento agli ottimi appoggi ed appigli
presenti prima a destra e poi a sinistra della catena
che,peraltro,può sempre essere usata per risolvere il
passaggio
.Siamo nel tratto più incassato del
Canalone
ed ormai si vede vicina la cresta
sommatale,ma,per raggiungere i prati che adducono alla
Cresta Ovest,dobbiamo ancora superare due salti
attrezzati,comunque più semplici di quelli precedenti (siamo
nell’ordine del III° grado UIAA).Il primo salto è una sorta
di rampetta con ottimi appoggi per gli scarponi
,mentre il secondo,breve salto, è un muretto breve che
presenta ottimi buchetti da usare tanto per le mani che per
i piedi
.Dopo questi ultimi passaggi il canalone
termina sui ripidissimi prati sommitali della Cresta Ovest
del Moregallo
. A destra, subito dopo l’uscita,
notiamo una prima traccia orizzontale: è quella che
si collega alla nota via alpinistica della Cresta GG OSA
sotto il penultimo salto della stessa. Bisogna,invece,salire
ancora per una cinquantina di metri su erba ripidissima
,fino ad incontrare alcune tracce che permettono
di puntare verso il pilastro a destra della forcellina ben
visibile dal basso. Un paio di metri sotto le rocce
incontriamo un sentiero che taglia a mezza costa i ripidi
prati: è il sentiero di Tavoulera,variante al sentiero della
Cresta Ovest del Moregallo,che permette di scendere verso
sinistra (ovest) alla Bocchetta di Moregge senza dover
affrontare la cresta attrezzata. Seguendolo verso destra,
dopo pochi metri, raggiungiamo la parte finale del sentiero
attrezzato della Cresta Ovest,che in pochi minuti, assistito
da catene,ci deposita sulla panoramica e alberata cima del
Moregallo
,abbellita da una Madonnina
e
da una Croce
e dove si può sostare a gustare un
panorama vastissimo e che dà all’escursionista la stessa
sensazione di una grande salita dolomitica.
DISCESA
Per la discesa la scelta è ampia. In ogni
caso si dovrà calcolare una tempistica che va dall’ora e
mezzo alle due ore per tornare all’automobile.
1-Sentiero
attrezzato della Cresta Ovest: segue
fedelmente, attrezzato nei punti più esposti e pericolosi,la
cresta che, in una mezz’ora, porta alla Bocchetta di Moregge,da
dove, in poco tempo tempo, si scende in direzione Sud alla
fonte di Sambrosera e poi all’automobile;
2-In alternativa,
disceso il primo salto di rocce della Cresta Ovest (chiamato
localmente “Il Gioch”),si può seguire il Sentée di Tavoulera
che corre parallelo alla Cresta e non presenta alcuna
difficoltà fino alla Bocchetta di Moregge;
3-Scendendo in
direzione Est, dopo una decina di minuti si arriva alla
Bocchetta di Sambrosera, da dove un sentiero ripido, ma ben
segnato,porta alla sorgente di Sambrosera passando vicino
all’attacco della Cresta GG OSA e vicino ad una serie di
torrioni e pinnacoli che fanno pensare alla sorella maggiore
Grignetta;
4-Continuando a
scendere il direzione Est,dopo la Bocchetta di Sambrosera,scendere
ulteriormente alla Bocchetta di Preguda,dove inizia il
Sentiero Paolo ed Eliana che,ripidamente ma con viste
magnifiche,porta in linea diretta, passando per la
Forcellina,alla Cappelletta della Vars ed a Valmadrera;
5-Continuando a
scendere in direzione Est,dopo aver
passato la Bocchetta di Preguda,scendere ancora fino al
Sasso di Preguda ed alla Cappelletta di S. Isidoro, vero
balcone sul Lago di Lecco,famosa per essere stata il punto
di ispirazione dell’Abate Stoppani. Da qui prendere il
panoramicissimo sentiero Elvezio che,attrezzato in due
punti, taglia a mezza costa il versante Est del Moregallo e
porta alla Forcellina,da dove si può scendere a Valmadrera
lungo la parte finale del sentiero Paolo ed Eliana oppure
proseguire fino a Sambrosera e da lì tornare al centro per
il sentiero percorso all’andata.
CONSIDERAZIONI
Il Canalone Belasa andrebbe considerato
come un percorso alpinistico attrezzato: per quanto i tratti
attrezzati siano pochi,sono assolutamente necessari piede
fermo,capacità di muoversi su terreno ripido e franoso con
ghiaino,ciotoli, massi ed erba e,soprattutto,la
tranquillità nel superare in libera passi fino al II° grado
UIAA in roccia. A favore possiamo far notare che
l’esposizione non è mai eccessiva se non nel superamento del
pendio erboso sommitale. Decisamente da sconsigliare ai
neofiti,così come da non consigliare a chi intende
percorrere un itinerario continuamente assistito dal cordone
ombelicale delle attrezzature. Per chi,invece,prova piacere a
percorrere itinerari che presentano un’ampia gamma di
“situazioni” alpinistiche,il Canalone Belasa risulterà
senz’altro un vero godimento.